L’ebraico biblico esercita un grande fascino su molte persone, ed in particolare su molti cristiani evangelici. Da un lato, tale fascino è comprensibile. Si tratta di una lingua antica, ricca di storia, legata sia alla Bibbia che a millenni di cultura ebraica. Inoltre, e contrariamente al latino o al greco, l’ebraico biblico non è mai stato insegnato nelle scuole occidentali quindi esso rimane una lingua più lontana e “misteriosa”.

Dall’altro lato, un fascino esagerato per l’ebraico biblico può essere problematico per il cristiano e può condurre a delle idee sbagliate sul modo di interpretare l’Antico Testamento. Alcuni studiosi dell’ebraico (generalmente autodidatti) pensano di poter trarre idee o insegnamenti particolari dall’Antico Testamento semplicemente grazie allo studio dell’ebraico.

Invece, l’idea fondamentale che occorre capire è questa: l’ebraico (come il greco) è uno strumento per l’interpretazione della Bibbia, ma non è una chiave. In altre parole, lo studio delle lingue originali aiuta sicuramente a cogliere sfumature interessanti che vanno perse nelle traduzioni e ci sono alcuni esempi di studi di parole ebraiche su questo sito. Tuttavia, è possibile capire il significato della Bibbia senza conoscere le lingue bibliche perché la volontà del Signore è sempre stata che la sua parola fosse tradotta.

In effetti, 99.9% dei cristiani nella storia non leggevano l’ebraico (e neanche la maggiore parte degli ebrei!)

L’ebraico biblico è una lingua che conviene “demitizzare” e vorrei evidenziare alcuni “miti” comuni su di essa:

Mito no.1: L’ebraico è una lingua unica

L’ebraico biblico è una lingua umana come le altre, ne più ne meno. Era una delle lingue parlate nell’oriente antico ed apparteneva ad una famigli di lingue (“semitiche”) di cui era una delle più insignificanti dal punto di vista dal numero dei parlanti. Non è mai stata una lingua franca come l’aramaico. L’Antico testamento è stato scritto in ebraico perché era la lingua parlata dal popolo al quale Dio ha scelto di rivelarsi ma Dio avrebbe potuto rivelarsi ad un altro popolo e l’Antico testamento avrebbe potuto essere scritto in un’altra lingua.

Mito no.2: Lo studio dell’ebraico rivela verità nascoste nelle traduzioni

Questo mito deriva dal mito no.1, ovvero l’idea che l’ebraico biblico sia una lingua piena di “misteri” accessibili soltanto a quelli che la studiano in modo approfondito. In particolare, un mito comune è il fatto che le lettere dell’alfabeto ebraico abbiano un significato particolare, il quale rivela verità nascoste.

È importante capire che tutte queste idee provengono da correnti mistiche dell’ebraismo post-biblico, le quali hanno poco a che vedere con la fede dell’Israele dell’Antico Testamento. È vero che il testo dell’Antico Testamento contiene alcuni testi dove il numero delle parole non è casuale (ad esempio parole ripetute 3, 7 o 10 volte nei primi capitoli della Genesi) ma queste sono cose del tutto secondarie nello studio della Bibbia.

Pertanto, il fascino di molti cristiani per l’ebraismo moderno è basato su un malinteso. I cristiani che guardano affascinati gli ebrei riuniti in una sinagoga oggi sono come una persona che assisterebbe ad una messa nella Basilica San Pietro pensando di vedere i cristiani della chiesa primitiva.

Mito no.3: Lo studio dell’ebraico permette di fare a meno dello studio della teologia

Questo è un presupposto comune anche se non viene mai espresso esplicitamente. Invece, una vera comprensione del messaggio complessivo della Bibbia richiede lo studio della teologia sistematica, la quale, basandosi sull’esegesi dei testi interpreta la Bibbia in modo cristocentrico come lo vuole Cristo stesso:

Cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano.” (Lu 24.27)

Questo è un punto fondamentale: il cristiano non deve perdere tempo a cercare pseudo-significati nascosti nelle lettere ebraiche del nome di Dio o altre cose simili. Deve cercare in che modo ogni porzione della Scrittura si riferisce alla persona ed all’opera redentiva di Cristo e questo significa studiare la teologia del testo in modo sistematico.

Mito no.4: La Bibbia è un libro ebraico quindi gli ebrei hanno una comprensione migliore del testo.

Questo è un mito ricorrente. (“Ho studiato l’ebraico biblico con un rabbino!”) Invece, l’ebraico biblico è una lingua antica ed è diversa dall’ebraico moderno. Gli studiosi ebrei di oggi non sono più esperti in ebraico biblico dagli studiosi non-ebrei. Nello stesso modo, un docente americano che insegna l’italiano medievale all’Università di Princeton capisce meglio la Commedia di Dante di molti Italiani.

Lo studio della lingua ebraica antica è uno studio scientifico come per le altre lingue ed i rabbini non sono più esperti soltanto perché sono rabbini. Un cristiano non ha nessun bisogno di consultare gli ebrei per lo studio dell’ebraico antico.

Inoltre, lo Spirito Santo ha deciso che il Nuovo testamento sarebbe stato preservato in lingua greca e tutto il pensiero teologico della chiesa primitiva è stato scritto in greco: ad esempio, tutti i concetti essenziali sulla Trinità, gli attributi di Dio e la divinità di Cristo sono stati espressi in greco, basandosi su un testo greco (il Nuovo Testamento) e anche, in gran parte sull’Antico testamento in traduzione greca.

Pertanto, contrariamente a ciò che pensano gli innamorati dell’ebraico biblico, la lingua originale per eccellenza del cristianesimo è il greco, non l’ebraico.

Alcune considerazioni finali:

Per i cristiani l’ebraico non è mai stata una lingua “sacra”. Gli apostoli, pur conoscendo benissimo il testo ebraico, citavano solitamente l’Antico Testamento secondo la traduzione greca. Lo facevano sicuramente per un motivo di comodità. Infatti il greco era la lingua più conosciuta e la traduzione greca, seppur non perfetta, era quella solitamente letta.

Il primo grande miracolo dello Spirito Santo alla Pentecoste è stato proprio quello di contrastare gli effetti negativi di Babele mediante la proclamazione del vangelo in varie lingue. Quindi, fin dall’inizio della sua storia, il cristianesimo è stato una fede “multilingue” ed ogni credente che dispone di una Bibbia correttamente tradotta nella sua lingua materna può capire tutto ciò che ha bisogno di capire sulla persona e l’opera redentiva di Cristo.