Negli ultimi mesi, alcuni casi di ciò che possiamo chiamare “abuso spirituale” sono venuti alla luce nel mondo evangelico Americano e Britannico. Si tratta di situazioni in cui leaders nella chiesa (pastori, anziani) hanno abusano del loro potere per un lungo tempo ed in vari modi:  umiliando le persone; manipolandole in modo che facciano o pensino certe cose oppure semplicemente richiedendo una totale sottomissione alla loro autorità in un modo malsano e non biblico.

Fortunatamente, ci sono delle persone che hanno il coraggio di porsi delle domande e di ribellarsi, specialmente nel mondo anglo-sassone. Purtroppo, i “manipolatori spirituali” non sono rari nel mondo della chiesa. Quindi è importante imparare a riconoscere alcuni tratti distintivi di queste persone.

Ci sono almeno due segni distintivi, o diciamo attitudini, che caratterizzano la maggiore parte dei manipolatori spirituali: denigrare e colpevolizzare.

Denigrare

Questo è un segno abbastanza semplice da riconoscere. Tutto ciò che le persone fanno viene denigrato dal manipolatore. Non sei competente abbastanza; non sei intelligente abbastanza. Le tue predicazioni ed i tuoi studi non sono mai soddisfacenti. Insomma, non sei all’altezza. Soltanto il manipolatore e coloro che fanno parte del suo cerchio ristretto sono competenti e sono degni di considerazione. Questa attitudine ha evidentemente lo scopo di mantenere le persone in uno stato di sottomissione e di eliminare qualsiasi critica. Invece di crescere in confidenza, le persone rimangono sempre in dubbio sulle loro capacità e sono quindi più malleabili e più pronte ad accettare l’autorità del manipolatore e del suo cerchio ristretto, malgrado le perplessità che possano nutrire su di loro.

Colpevolizzare

La seconda attitudine (o tecnica) è il fatto di colpevolizzare le persone per la loro presunta mancanza di lealtà nei confronti del leader. In tutti gli scandali recenti, colpisce come ogni volta il manipolatore richiedeva assoluta lealtà al suo insegnamento, la sua visione, i suoi progetti. Questo, significa ovviamente che il manipolatore rigettava ogni feedback critico.

In tutto questo, l’obiettivo del manipolare è di neutralizzare qualsiasi critica: tu mi critichi perché non capisci (non sei intelligente) oppure sei un traditore (non sei leale). Ovviamente, se il manipolatore e’ l’unico pastore/ anziano della chiesa (situazione non sana biblicamente) ha ancora più spazio di manovra. 

Questa richiesta di lealtà e’ subdola perché, a prima vista, sembra una cosa giusta. Ogni leader ha il diritto di aspettarsi una certa lealtà da parte dei suoi collaboratori. Chi potrebbe accettare una persona che non fa altro che criticare ed opporsi ad ogni iniziativa? Una certa unita e’ necessaria nella chiesa come i tutti gli altri gruppi di persone. Infatti, il Nuovo testamento insegna chiaramente che il Signore desidera unità e fedeltà nella sua chiesa e la maggior parte dei problemi nelle chiese del NT vengono da dissensi. Paolo dice: “Vi esorto, fratelli, a tenere d’occhio quelli che provocano le divisioni e gli scandali in contrasto con l’insegnamento che avete ricevuto. Allontanatevi da loro.” (Ro 16.17)

Quindi non dobbiamo forse essere leali verso i nostri leaders? Sì, però bisogna fare attenzione!

Cristo, il supremo pastore

La fedeltà di Cristo nei confronti della sua chiesa non significa che Egli ignori le ingiustizie o i peccati della chiesa. Nello stesso modo, il nostro dovere come Cristiano è prima di tutto essere leale verso Cristo e la sua chiesa. Questo significa essere leale verso i leaders della chiesa ma non a qualsiasi prezzo. 

Il leader della chiesa deve richiedere lealtà a Cristo, il supremo pastore al quale deve sottomettersi anche lui. A volte, la lealtà a Cristo significa fare notare al leader i suoi peccati o le sue mancanze. Se il leader non prende le critiche in considerazione, vuole dire che egli richiede lealtà nei suoi confronti, non nei confronti di Cristo. Quindi, accettare qualsiasi decisione o comportamento da parte di un leader non e’ vera lealtà biblica.

Stessa cosa per l’unita della chiesa: l’unita va ricercata intorno alla persona di Cristo, non intorno alla personalità o la visione di un leader particolare. Il motivo e’ semplice: la chiesa appartiene a Cristo ed esiste per glorificarlo. Pertanto, il compito fondamentale del leader non e’ di raggiungere certi obiettivi o di realizzare certi progetti (come in un’azienda o un esercito) ma di pascere il gregge e farlo crescere nell’amore e la conoscenza di Dio.

Quindi un leader non può usare versetti come Ro 16.17 per eliminare critiche forse fondate nei suoi confronti. Non può nemmeno usare 2 Gv 11 (“Non salutatelo più etc.”). Giovanni parla di persone che negano la divinità di Cristo, non di persone che hanno semplicemente un disaccordo con i leaders!

Quando Nathan e’ andato a trovare Davide per rimproverarlo per il suo peccato con Bathsheba, ha usato parole durissime ma non e’ stato sleale nei suoi confronti. E’ stato leale verso Dio e ha fatto il suo dovere nel rimproverare un leader che Dio aveva nominato e che Nathan stesso riconosceva come leader. Forse la chiesa di oggi ha bisogno di più Nathan.