Una cena Pasquale?

L’ultima cena del Signore con i suoi discepoli era una cena pasquale? Non e’ del tutto chiaro. Sembrerebbe di si secondo i vangeli sinottici (ad esempio Marco 14.12). Invece, secondo Giovanni, l’ultima cena e’ avvenuta la notte prima della Pasqua (Gv 18:28) e mentre Gesù era processato gli ebrei stavano preparando la Pasqua per il giorno seguente. Ci sono varie spiegazioni possibili per questa apparente discordanza fra Giovanni ed i sinottici ma questo sarebbe l’argomento per un altro articolo.

Più problematico, invece, e’ il legame teologico diretto che viene talvolta fatto fra la Pasqua ebraica (narrata in Esodo 12) e l’ultima cena del Signore. Quando Paolo dice che Cristo e’ la “nostra Pasqua” (1 Co 5:17), si riferisce alla sua morte, non alla cena della sera prima, quindi la dimensione tipologica della Pasqua ebraica richiama la morte di Cristo sulla croce. Per dirlo in altre parole, Cristo adempie il significato tipologico della Pasqua con la sua morte sulla croce ed istituisce la Santa Cena, un nuovo sacramento con un senso più profondo. (uso la parola “sacramento” nel suo significato agostiniano/ riformato, cioè, per farla breve, un segno visibile associato ad una promessa.)

Questo significa (tra altre cose) che non e’ necessario prendere la cena con del pane azzimo. Il pane azzimo degli Ebrei richiama il fatto che sono fuggiti di notte senza avere avuto tempo di fare lievitare il pane (sempre secondo Esodo 12). Noi cristiani non celebriamo la fuga dell’Egitto ma la comunione al corpo del Signore.

L’evento descritto nell’Antico Testamento che richiama chiaramente l’ultima cena non e’ la cena Pasquale di Esodo 12 bensì il pasto che potremmo definire il “pasto dell’alleanza” in Esodo 24:1-11. Mose’ ha cosparso di sangue gli anziani di Israele dicendo “questo e’ il sangue dell’alleanza”. Dopodiché, gli anziani sono saliti con Mose’ sul monte, hanno visto Dio, hanno mangiato e bevuto con lui in pace (shalom).

Questo episodio e’ il tipo dell’ordinanza o sacramento che chiamiamo “la cena del Signore” (1 Co 11:20) o “la tavola del Signore” (1 Co 10:21) in segno di comunione con Cristo, il quale ha istituito tale pasto e lo presiede. La “koinonia” con il corpo di Cristo (1 Co 10:16-17) significa sia “comunione” che “partecipazione”.

Cosa significa mangiare il corpo di Cristo e bere il suo sangue?

Cos’e’ la cena del Signore? Innanzitutto, e’ un memoriale della sua morte e resurrezione (“fatte questo in memoria di me”). Purtroppo, per la maggior parte degli evangelici oggi il significato della cena finisce li’ ma c’e’ molto di più.

Essa proclama anche il vangelo. E’ una specie di “parola o sermone visibile”. Come diceva Robert Murray M’Cheyne, molti sermoni non sono abbastanza cristocentrici. Invece la cena del Signore lo e’ al 100%. La predicazione ci dona Cristo tramite le orecchie mentre la cena lo dona tramite gli occhi. Esso contribuisce cosi a rinforzare la predicazione.

La cena e’ anche partecipazione al corpo e sangue di Cristo come il Signore dice in Gv 6:47-58. Ora, non tutti condividono un’esegesi di Gv 6 in chiave eucaristica. Viene spesso notato che Cristo pronuncio’ queste parole prima del suo sacrificio, quindi un interpretazione eucaristica non avrebbe senso. Eppure Gesù fa spesso riferimento ad eventi prima cha accadano (la sua morte e risurrezione, la persecuzione della chiesa, la distruzione di Gerusalemme etc). Pensiamo anche a ciò che dice a Nicodemo: Se uno non nasce di nuovo non può vedere il regno dei cieli. Giovanni dira’ più avanti nel suo vangelo he lo Spirito Santo non era ancora stato dato. Eppure Gesù menzionava questa verità a Nicodemo come un fatto presente. 

In realtà, non c’e’ altro modo di capire le parole di Gesù in Gv 6 se non come una partecipazione sacramentale al suo corpo e il suo sangue. Non a caso i primi discepoli sono stati accusati di cannibalismo. Gesù, il pane della vita, e’ ricevuto tramite la fede, per la grazia di Dio  (vv. 41-47). Gesù, il pane della vita, e’ mangiato e bevuto nella santa cena (vv.48-58). Questo pane e’ il corpo che egli stesso ha offerto sulla croce. La sua morte era una morte reale, fisica ed anche la santa cena e’ una realtà fisica. 

Infatti, Gesù sembra usare usare questa immagine scioccante a posta: dal v.54 non usa più il solito verbo greco “mangiare” ma un verbo che significa “masticare’. Non sorprende quindi il fatto che molti discepoli lo abbandonino a questo punto! (“Questo parlare e’ duro!”) In una cultura antica segnata dal platonismo che svaluta il corpo fisico e esalta la dimensione spirituale, il Signore voleva sottolineare con forza la realtà fisica del suo sacrificio e dell’unione intima che Egli ha con i suoi.

Mangiamo e beviamo Cristo

Pertanto, il concetto riformato della santa cena rigetta l’idea di una presenza fisica di Cristo nel pane e nel vino perché il corpo fisico risorto di cristo non e’ onnipresente. L’umanità di Cristo implica un corpo fisico circoscritto nello spazio. Allo stesso tempo, la visione riformata rigetta l’idea di una semplice dimensione memorialista. La santa cena e’ un memoriale ma e’ anche di più. Cristo e’ realmente, spiritualmente presente nel pane e nel vino. Mangiamo e beviamo Cristo, non fisicamente, ma realmente. Nel mangiare e nel bere, lo Spirito Santo ci unisce spiritualmente con il corpo di Cristo ed i suoi benefici.

Questo significa che abbiamo una vera unione fisica e spirituale con il nostro Signore. Come diceva Stephen Charnock, un teologo inglese del 17 secolo, nella santa cena non ricordiamo semplicemente un salvatore morto ma cerchiamo un salvatore vivo. O per dirlo in una altra maniera, la santa cena non e’ semplicemente il ricordo di un dono, ma e’ un dono. Quando riceviamo il pane nella nostra bocca, riceviamo il corpo di Cristo nella nostra anima. 

Certo, i benefici che traiamo dalla nostra unione con Cristo sono costanti (giustificazione, santificazione, rigenerazione etc) ma il fatto di mangiare e bere gli elementi ci permette di cogliere in modo forte e profondo questa unione e quindi, se ricevuta con il dovuto discernimento, la cena costituisce un potente “mezzo di grazia” per fortificarci in questa unione.

Purtroppo, il mondo evangelico di oggi ha perso il ricco insegnamento riformato sulla santa cena. Quando prendiamo la cena nelle nostre chiese evangeliche, sarebbe opportuno dire “mangiamo insieme il corpo di Cristo” e “beviamo insieme il sangue di Cristo”. Non si fa per paura di creare confusione con la dottrina cattolica dell’eucaristia. Invece, non dovremmo lasciarci condizionare dalla teologia cattolica (reagendo “contro”) ma insegnare e fare la cosa giusta. 

Cena “virtuale”?

Tutto questo spiega anche perché una santa cena virtuale tramite Zoom nella quale ognuno mangia o beve a casa propria nello stesso momento sia inaccettabile. Paolo insiste chiaramente sulla necessita’ della comunione fisica dei membri (1 Corinzi 11:20-21) e distingue fra la cena del Signore ed i pasti dei credenti a casa loro.

La cena del Signore richiede la presenza fisica dei membri perché siamo fatti di carne ed ossa, e un salvatore fisico si e’ unito fisicamente a noi prima di morire fisicamente per noi. Il segno stesso che il Signore ci ha lasciato, pane e vino, e’ un segno fisico che ci unisce spiritualmente ad un Cristo fisico.

Inoltre, gli anziani di chiesa hanno la responsabilità di vegliare all’amministrazione appropriata degli elementi (chi partecipa, come lo si fa) cosa evidentemente impossibile quando le persone non sono fisicamente presenti. Il fatto che i credenti abbiano una comunione spirituale fra di loro ovunque siano non ci autorizza a ignorare la realtà fisica che il Signore ha stabilito nel sacramento.

Intinzione?

Altrettanto inaccettabile e’ la pratica dell’intinzione, cioè’ il fatto di mangiare semplicemente un pezzo di pane immerso nel vino. A parte il fatto che non c’e’ nessun motivo per procedere in questo modo, salvo velocizzare il processo (e questo suscita delle perplessità sull’importanza attribuita al sacramento!) le parole ed i gesti del Signore sono chiari. “Prese il pane e lo diede… e prese il calice e lo diede…”; “Mangiate e bevete” etc.

Che il Signore ci aiuti a trarre pieno beneficio dal sacramento della Santa Cena.