Fattosi sera, la barca era in mezzo al mare ed egli era solo a terra. Vedendo i discepoli che si affannavano a remare perché il vento era loro contrario, verso la quarta vigilia della notte, andò incontro a loro, camminando sul mare; e voleva oltrepassarli, ma essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono che fosse un fantasma e gridarono; perché tutti lo videro e ne furono sconvolti. Ma subito egli parlò loro e disse: “Coraggio, sono io; non abbiate paura!“” (Marco 6.48-50)

Questo passo descrive il famoso miracolo del Signore Gesù Cristo che viene incontro alla barca dei suoi discepoli di notte durante una tempesta, camminando sul mare. Lo stesso episodio viene narrato anche da Matteo (14.22-23) e Giovanni (6.16-21) ma Marco è l’unico a menzionare alcuni particolari che fanno chiaramente allusione a passi dell’Antico Testamento relativi a “teofanie” (ovvero apparizioni di Dio).

Uno dei dettagli più interessanti è l’espressione in grassetto nel versetto 48 qui sopra, ovvero “voleva oltrepassarli”. Il verbo greco (para-erchomai) significa letteralmente “passare accanto” e non è sempre chiaro a quale movimento si riferisca. La cosa interessante pero è che nella versione greca dell’Antico Testamento, il verbo viene spesso usato per tradurre il verbo ebraico ‘avar, il quale significa “passare”, “attraversare” ed in particolare in teofanie nelle quali Dio “passa” davanti qualcuno. I due esempi che vengono immediatamente in mente sono:

Esodo 33.21-22 e 34.6:
E il SIGNORE disse: “Ecco qui un luogo vicino a me; tu starai su quel masso; mentre passerà la mia gloria, io ti metterò in una buca del masso, e ti coprirò con la mia mano finché io sia passato… Il SIGNORE passò davanti a lui, e gridò: “Il SIGNORE! il SIGNORE! il Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco in bontà e fedeltà…

1 Re 19:11:
Dio disse ad Elia: “Va’ fuori e fermati sul monte, davanti al SIGNORE”. E il SIGNORE passò

Mi sembra chiaro che Marco faccia allusione e queste teofanie nel suo racconto. A questa idea di Dio che “passa” si aggiunge una serie di allusioni a testi all’Antico Testamento nei quali Dio ha il mare sotto controllo, in particolare in relazione all’attraversamento del Mar Rosso. Ad esempio:

Le acque ti videro, o Dio; le acque ti videro e furono spaventate; anche gli oceani tremarono.” (Sal 77.16)

Oppure:

Così parla il SIGNORE, che aprì una strada nel mare e un sentiero fra le acque potenti…” (Isa 43.16)

Questi riferimenti sono sintetizzati nel capitolo 9 di Giobbe, nel quale troviamo sia l’idea di “passare” che l’idea del potere sulle acque:

Da solo spiega i cieli, cammina sulle più alte onde del mare. È il creatore dell’Orsa, d’Orione, delle Pleiadi, e delle misteriose regioni del cielo australe. Egli fa cose grandi e imperscrutabili, meraviglie innumerevoli. Ecco, egli mi passa vicino, e io non lo vedo; mi scivola accanto e non me n’accorgo.” (Giobbe 9.8-11)

Questo passo è molto significativo perché esprime la grandezza di Dio ma anche la sua lontananza. Egli è un Dio al di là della nostra comprensione, un Dio che non si può vedere.

Pertanto, il messaggio di Marco è chiaro: ecco, adesso le cose sono nuove. Dio passa accanto e cammina sul mare ma adesso lo si può vedere! È veramente “Emmanuel”, Dio con noi. Quanto siamo benedetti di vivere nella nuova alleanza, dopo la venuta di Dio in forma umana su questa terra!

Alla fine del vangelo di Giovanni, Cristo dice a Tommaso “beati quelli che non hanno visto e hanno creduto”. Siccome siamo auto-referenziali per natura, diamo spesso per scontato che Cristo faccia riferimento a noi che viviamo dopo la sua ascensione. Invece, è molto più probabile che Gesù abbia fatto riferimento ai santi dell’antica alleanza, i quali non hanno visto ma hanno creduto.

Come dice giustamente Andrew Bonar, un pastore presbiteriano scozzese dell’ottocento:

“Ci metteremo a tavola con Abraamo, Isacco e Giacobbe, non sopra di loro, perché hanno sperato in Dio mentre erano ancora nell’ombra.”