Recentemente, l’attore americano Tom Hanks si lamentava che c’è troppo cinismo nel mondo occidentale. Quando un giornalista gli chiese perché, egli rispose, giustamente, che il cinismo è facile e si vende bene. Lo stesso si può dire di Biglino e delle sue teorie.

I seguaci di Biglino sono persone che hanno voglia di credere a ciò che dice, quindi la confutazione è una perdita di tempo. L’importante non è tanto di confutare ma di imparare a ragionare nel modo giusto. Il mantra a cui hanno voglia di credere i seguaci di Biglino è il seguente: “loro ci mentono.” Chi sono “loro”? Non si sa esattamente; sono “loro”, i sapienti, gli esperti, i politici, i giornalisti, gli studiosi, i responsabili delle chiese, le religioni. Le persone che non hanno l’educazione per difendersi si sentono confusamente prese in giro da “loro” e Biglino sfrutta questo sentimento. Egli trova terreno particolarmente fertile in Italia, paese caratterizzato dalla dominazione egemonica della Chiesa Cattolica Romana e dal basso livello di educazione generale della popolazione, soprattutto sulle questioni religiosi e storiche.

Biglino presenta se stesso come una specie di “esperto amico”, uno che è dalla nostra parte. Il suo messaggio è “Quelli che se ne intendono di queste cose sanno che io ho ragione. Se non lo vogliono riconoscere è perché hanno qualcosa da nascondere.” Questo cinismo a buon mercato, il quale mette sempre in discussione l’onesta intellettuale degli studiosi, piace perché ha il vantaggio di lusingare l’orgoglio dei suoi seguaci (“tutti loro ci credono ma io so che si tratta di una bugia…”). Le teorie cospiratorie si nutrono di questo.

La sostanza di tutto quello che Biglino afferma è questa:

“Nelle Bibbie che avete a casa è scritto cosi mentre, in realtà, il testo ebraico dice un’altra cosa.”

Ora, la domanda da farsi è ovviamente questa: “come mai?” Se l’ebraico non dice cosi, come mai è stato tradotto cosi non soltanto nella Bibbia che io ho a casa ma in tutte le versioni al mondo. Ci sono evidentemente soltanto due risposte possibili: i traduttori sono incompetenti o disonesti. Biglino sa bene che la prima ipotesi non è sostenibile quindi rimane soltanto la seconda: “loro” sanno ma fanno finta di niente. Ora, questo ragionamento poteva forse essere credibile 400 anni fa all’epoca dell’inquisizione ma al giorno d’oggi, con le traduzioni fatte da intere squadre di studiosi supervisionati da comitati editoriali, e dove ogni pubblicazione viene analizzata e recensita da altri studiosi, l’idea è semplicemente ridicola.

Alcuni esempi & affermazioni:

“Bara” non significa “creare”

Ed i dizionari, cosa dicono? A quanto pare, Biglino ha trovato qualche pubblicazione da docente israeliano che sostiene che “bara” abbia un altro significato (si sa che il vocabolo è forse legato al concetto di “tagliare” o “separare”). Ora, non so quale dizionario usi Biglino ma tutti gli studiosi di questo mondo usano dizionari la cui autorevolezza è riconosciuta: il famoso dizionario tedesco Koehler & Baumgartner (edizione inglese tradotta a cura dell’Università di Chicago) oppure il nuovo e monumentale “Dictionary of Classical Hebrew” (8 volumi – a cura di David Clines, Università di Sheffield), il più completo dizionario di ebraico classico al mondo che copre l’intero arco della lingua classica, dalle origini al terzo secolo dopo Cristo. Entrambi traducono il verbo bara “creare”, senza ambiguità.

Il contesto biblico non lascia dubbio. A parte il fatto che il primo capitolo dalla Genesi è evidentemente un racconto di origini e di creazione, il verbo bara è chiaramente usato come sinonimo di altri verbi che significano “fare” o “plasmare” o in numerosi passi (ad esempio Isaia 42.4 o 43.1)

Stessa storia per “elohim”.

Non esiste la parola/ il concetto di Dio nell’Antico Testamento

Quindi, secondo Biglino, generazioni intere di studiosi sono stati ingannati o hanno ingannato la gente su un punto cosi basilare? Davanti ad un’affermazione del genere, non so che dire. Mi accontento di ricordare che la radice “el” si riferisce alla divinità in tutte le lingue semitiche. Cito la lista compilata dal Dr. Jonas Sibony, esperto in lingue semitiche (www.jonas-sibony.com):

#Semitic *ʾil

#WestSemitic ʾilāh ‘god, deity’

#Akkadian ilu 𒀭

#Ugaritic ʾilu 𐎛𐎍 ʾilāh 𐎛𐎍𐎅

#Syriac ʾīl ܐܹܝܠ ʾalāhā ܐܲܠܵܗܵܐ

#Hebrew ʾēl אֵל ʾĕlōah אֱלֹהַּ ʾĕlōhīm אֱלֹהִים

#Arabic ʾilāh إِلَاه ʾulūha أُلُوهَة ʾallāh اللّه

“Olam” non significa eternità

Tutti gli studiosi del mondo sanno che la parola “olam” non significa “eternità” nel senso filosofico, ovvero uno stato eterno senza spazio ne tempo. La parola significa innanzitutto una lunga distesa (principalmente nel tempo ma anche nello spazio) di cui non si vede la fine.

Tuttavia, la parola viene frequentemente ed evidentemente usata nel senso comune di “sempre” o “per sempre” o “mai” (soprattutto con la preposizione “per”) nel senso concreto della parola, come noi diciamo “ti amerò per sempre”. Non si tratta sempre di un’eternità “metafisica” ma a volte anche quella, soprattutto quando parla di Dio. Pertanto, la traduzione “eterno” o “eternità” è legittima.

Nell’ebraico post-biblico la parola “olam” ha preso un significato diverso, quello di “mondo”. Ma questo è un’altra storia.

In ogni caso, esiste un’altra parola ebraica nell’Antico testamento per “eterno” o “eternità”, la parola ‘ad che viene frequentemente usata da sola o come rafforzativo di “olam” (leolam va’ed), ad esempio Esodo 15.18, Sal 52.8, Isa 26.4. Ma, da quanto mi risulta, Biglino non ne parla mai. La parola “Olam” viene anche frequentemente usata con altre espressioni che chiariscono il concetto, come “di generazione in generazione” o “giorno e notte” (Sal 33.11, Isa 34.10)

Ancora una volta, è sempre possibile trovare uno studioso (specialmente israeliano a quanto pare!) per proporre una teoria fantasiosa sul significato delle parole ma il consenso degli studiosi è chiaramente evidenziato dai dizionari autorevoli e confermato dal contesto in cui le parole vengono usate.

“El Shaddai” non significa “onnipotente”

Questo è un buon esempio della disonesta intellettuale di Biglino. Il suo messaggio è: “loro” sanno benissimo che nessuno sa cosa significa la parola “Shaddai” ma vi fanno credere che essa significhi “onnipotente”. Per quale scopo? Non l’ho ancora capito.

Quali sono i fatti? Tutti gli studiosi dell’ebraico antico sanno che l’origine, l’etimologia ed il significato della parola “shaddai” sono incerti. Nessuno nasconde niente. La traduzione comune “onnipotente” non è il frutto della disonesta ma segue semplicemente la traduzione della versione greca antica dell’AT, la quale traduce “pantokrator” ovvero “onnipotente”. Nell’assenza di un significato chiaro e sicuro, i traduttori seguono la versione greca. Questa decisione è discutibile ma non disonesta.

Non è neanche stupida (i traduttori non sono stupidi!) visto che, il più delle volte, il contesto nel quale la parola “shaddai” viene usata (48 volte) sembra chiaramente puntare verso l’idea di forza o di potenza. Ecco alcuni versetti per i curiosi (oltre al famoso Genesi 17.1): Gen 28.3, 35.11; Giobbe 5.17, 11.7; Ez 1.24; Gioele 1.15.

Altre affermazioni (in breve):

“Non sappiamo niente dell’Antico Testamento, non sappiamo chi l’ha scritto ne quando, sappiamo soltanto che ciò che abbiamo non è ciò che hanno scritto.”

“Non sappiamo chi l’ha scritto” Alcuni libri menzionano il nome dell’autore ed indicazioni di tipo cronologico. Un esempio fra altri, il profeta Amos. Il libro comincia cosi: “Parole di Amos, uno dei pastori di Tecoa, che ebbe in visione riguardo a Israele, al tempo di Uzzia, re di Giuda, e al tempo di Geroboamo, figlio di Ioas, re d’Israele, due anni prima del terremoto.”

Questo non basta? Perché no? La questione è: vogliamo dare il beneficio del dubbio al testo o abbiamo già deciso in partenza che non ci crediamo? Quando Biglino dichiara “non sappiamo chi l’ha scritto” intende dire “rigetto in partenza qualsiasi indicazione al riguardo nel testo stesso.” Questo lo chiamo “iper-scetticismo”.

“Sappiamo soltanto che ciò che abbiamo non è ciò che hanno scritto.”

Come facciamo a saperlo se non sappiamo niente? Il fatto per esempio che il testo di Isaia di Qumran sia quasi identico al testo del Codex Leningrad scritto più di mille anni dopo potrebbe dare da pensare che forse questi testi erano presi sul serio e trasmessi fedelmente? Forse non è vero che “ogni volta che lo copiavano lo cambiavano”? Chissà…

Per uno studio un po’ più serio si può consultare questo libro, scritto da studiosi laici, non sacerdoti:
https://www.eerdmans.com/Products/6680/the-text-of-the-old-testament.aspx

“Gli ebrei dicono che la versione greca dell’Antico Testamento è una vergogna (o qualcosa di simile)”

Di quali “ebrei” parliamo? Esperti? Religiosi? Laici? Non ci sono due ebrei che hanno la stessa opinione. L’opinione degli “ebrei” ha forse valore scientifico?

“La parola ebraica “tevel” scritta con alcune vocali significa “mondo” mentre con altre vocali (soltanto un puntino di differenza) significa “rapporto sessuale proibito”. Pertanto, i masoreti hanno messo i punti vocali che volevano e non siamo sicuri di niente.

I fatti sono veri (esistono queste due parole) ma la conclusione (chissà cosa era scritto) e’ di nuovo un esempio di disonesta intellettuale. La parola “tevel” = “mondo” e’ ben conosciuta e si riscontra spesso ma esclusivamente nei testi poetici. La parola “tevel” = “rapporto sessuale proibito” deriva da un verbo che significa “confondere” e appare soltanto due volte in tutto l’Antico Testamento (Levitico 18.23 e 20.12). Quindi non c’e’ confusione possibile; il fatto che le due parole abbiamo lo stesso radicale e’ soltanto una coincidenza.

“Non ci sono vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Sono anonimi. E’ solo la tradizione che lo afferma etc.”

E se i vangeli indicassero l’autore? Qualcosa come “Il vangelo scritto ma Matteo, un discepolo di Cristo”: Biglino le accetterebbe? Certo che no. La tradizione della chiesa al riguardo si basa sulla testimonianza di autori molto antichi come Ireneo, Papia o Eusebio. Perché mettere in discussione la loro testimonianza a priori? Perché avrebbero attribuiti un vangelo a persone come Marco o Luca che non erano neanche apostoli? Ancora una volta, scetticismo a buon mercato.

“Ci sono tantissimi manoscritti del Nuovo testamento e non ce ne sono due uguali”.

Un altro buon esempio di disonesta intellettuale. È vero che “non ce ne sono due uguali” perché ognuno di loro contiene qualche variazione o errore. Ma il fatto sta che 99% di queste differenze sono trascurabili (lettere mancanti, errore di copia o di ortografia). La scienza della critica testuale ha già da tempo stabilito un testo affidabile ed alcuni esperti di critica testuale del Nuovo Testamento non sono amici della chiesa, anzi. Quindi seminare il dubbio nella mente delle persone su questo punto è soltanto cinismo mediocre e disonesto.

Per riassumere, Biglino potrebbe accorciare la sue conferenze dicendo soltanto: “Io mi rifiuto di credere a qualsiasi cosa la Bibbia possa dire e vi invito a fare lo stesso.”

L’Ecclesiaste dice che “molto studiare è una fatica per il corpo”, quindi mi fermo qui.