Il concetto di redenzione nell’Antico Testamento è molto ricco e variegato. Ne sottolineo brevemente le varie sfumature e come esso venga riappropriato dagli autori del Nuovo Testamento.

Il concetto viene usato sia in un contesto giuridico-sociale che in un contesto teologico. Le persone vengono “riscattate” in vari modi economicamente o socialmente (uno schiavo liberato) oppure da un punto di vista religioso (liberati da Dio da vari pericoli)

La radice del concetto di riscatto si colloca nell’evento storico dell’esodo dall’Egitto: Israele è stato riscattato dal Signore pertanto deve a sua volta praticare il riscatto.

Due termini ebraici sono usati per esprime l’idea di riscatto, “padah” e “ga’al”. I due termini possono essere quasi sinonimi come ad esempio in Levitico 27.27 ma esprimono comunque una sfumatura diversa: “padah” esprime soprattutto l’idea di pagamento mentre “ga’al” esprime più la sfumatura di liberazione. Vediamo qualche esempio.

PADAH:

Il termine viene usato nella legge sul riscatto dei primogeniti. Appartengono a Dio ma Dio permette che siano “ri-comprati” ad un certo prezzo (Numeri 3.46-51). La legge deriva dal fatto che Dio ha “ri-comprato” Israele dall’Egitto.

Il termine viene anche usato in chiave teologica come metafora della salvezza: Giobbe 5.20; 2 Samuele 4.9; Sal 26.11; Sal 31.5 etc.

1 Samuele 14.45 sembra essere l’unico passo dove il termine è usato senza l’idea del pagamento di un prezzo.

Infine, è importante notare che nessun sostantivo deriva dal verbo “padah”. Il sostantivo “redentore” invece deriva dal secondo termine, “ga’al”. Quindi il verbo “padah” esprime (in parte) quello che fa un redentore ma non la sua identità.

GA’AL

Dal verbo deriva il sostantivo “go’el”, redentore (usato 104 volte nell’AT). Il go’el agisce nell’ambito del proprio clan. Qui è necessario specificare brevemente come sono strutturati i rapporti di famiglia nell’ Israele dell’Antico Testamento. Ci sono tre livelli:

La famiglia: ovvero il padre con sua moglie ed i suoi figli

Il clan: ovvero tutti quelli che hanno in comune un antenato deceduto (ad esempio i figli di Giacobbe)

La tribù: composta dai vari clan

Il Go’el agisce soltanto al livello della famiglia o del clan, non della tribù. Non può riscattare qualcuno fuori dal suo clan (Lev 25.48-49). Ad esempio, il go’el può ricomprare un terreno oppure un membro del clan venduto come schiavo. Il concetto fondamentale della redenzione attuata dal go’el è quello di completezza, cioè di restaurare l’integrità, la completezza del clan.

Occorre notare che il go’el ha il diritto ma non l’obbligo di riscattare.

Il go’el agisce anche nel contesto del giubileo (Lv 25) o in quello della legge sull’omicidio (cf. Num 35 e Dt 19). In quest’ultimo contesto, il go’el ha il dovere di fare giustizia per l’omicidio di un membro del clan perché la giustizia retributiva fa parte del suo compito di restaurare la completezza, l’integrità del clan. La traduzione “vendicatore del sangue” in molte traduzioni moderne come la Nuova Riveduta è quindi particolarmente infelice in quanto non si tratta affatto di “vendetta” ma di riscatto e di integrità del clan.

Attraverso il personaggio di Boaz, il libro di Rut rivela altre prerogative del go’el non menzionate nella Torah: quello di parlare nel nome dei più poveri / deboli o di sposare una vedova del clan. Sembra che questa fosse una tradizione diffusa.

Possiamo trarre alcune applicazioni teologiche da tutto questo:

L’idea di pagare un prezzo (padah) fa parte del concetto di redenzione ma l’idea messa in rilievo dal sostantivo go’el è quella di restaurare l’integrità, di soccorrere e di agire nel nome dei più deboli. Il go’el può agire perché ha diritti superiori a quelli degli oppressori.

Difatti, il temine ga’al / go’el viene anche usato in un senso teologico nell’Antico Testamento. Il primo esempio è in Genesi 48.16: Giacobbe è stato “liberato” (ga’al) da un angelo. Esodo 6.6 esprime la stessa idea ma per il popolo intero: “vi libererò (ga’al) con braccio steso…” Dio è un “go’el” ed ha diritti superiori a quelli del faraone quindi ha il diritto di riscattare Israele. Nello stesso modo nei Salmi l’esodo viene descritto come un riscatto da “go’el”.

Invece il concetto non appare mai (a parte Zac 10.8) nei profeti dopo l’esilio, probabilmente perché non essendo più Israele in controllo della propria terra, il riscatto non viene più praticato. Tuttavia, il concetto teologico non è stato dimenticato.

Un altro punto interessante è il fatto che Isaia usa 29 volte “padah” o “ga’al” ma solo una volta in relazione al messia (59.20 – “un go’el verrà da Sion” – purtroppo la NR ha usato il termine vago di “salvatore”). Sembra quindi che il concetto di redentore sia stato applicato a Dio stesso, non tanto al messia.

È pertanto molto significativo che Gesù Cristo sia chiamato “redentore” nel Nuovo Testamento. Cf. Luca 24.21, Tito 2.14. Gesù non ha mai definito se stesso come redentore ma ha detto di essere venuto per dare la sua vita come “riscatto per molti” (Mc 10.45). Il termine greco (“lutron”) viene usato nella Settanta sia per “padah” che per “ga’al” quindi non si sa di sicuro se si riferisce più ad uno che all’altro.

Nel Nuovo Testamento il concetto di redenzione è ovviamente molto importante. Nell’impero romano almeno la metà delle persone erano schiave, capiamo pertanto come il riscatto fosse un concetto molto concreto e significativo in quella società.

Alcuni esempi:

in Luca 2.38 Zaccaria esprime il desiderio della redenzione di Israele.

Per gli apostoli Dio è un redentore ed otteniamo la redenzione in Gesù Cristo (cf. Ro 3.24; Ef 1.1; Col 1;14; 1 Co 1:30)

Il concetto di redenzione viene anche usato in una prospettiva escatologica (cf ad esempio Luca 24.21; Ro 8.23). Confrontare anche Ef 1.14 e 4.30.

Nel Nuovo Testamento troviamo anche la parola “agorazo” (= comperare) che viene usata per l’acquisto al mercato di schiavi. Tale termine non si trova nella Settanta quindi non fa direttamente riferimento ai concetti dell’AT anche se esprime un’idea simile a quella di “padah”.

Come sempre nella parola di Dio, tutti i termini ed i concetti dell’Antico Testamento ci riportano al nostro Signore Gesù Cristo. Tutte le sfumature presenti nel concetto ricchissimo di redenzione sono state evidenziate in modo supremo nel suo ministero terreno ed il suo sacrificio sulla croce: ha difeso i più deboli, ha esercitato la sua prerogativa di “go’el” per riscattare un popolo dai suoi oppressori, ha restaurato l’integrità della razza umana e ristabilito la pace con il suo creatore.

Egli è il nostro supremo “go’el”. Gloria al suo nome !

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