Il senso del peccato

La più grande barriera alla proclamazione e all’accettazione del vangelo al giorno d’oggi è l’assenza del senso del peccato ed della corruzione del proprio cuore. Il Signore stesso diceva che sono i malati che hanno bisogno di un medico. Coloro che pensano di stare bene non vanno dal medico. Una delle mancanze più evidenti nella predicazione di oggi è che trascuriamo la realtà della santità di Dio e la Sua giustizia. Ma è precisamente la consapevolezza di non essere in grado di soddisfare gli standard di Dio che produce il ravvedimento (Ro 7.7-9) come dice John Murray “soltanto le frecce appuntite dei comandamenti di Dio possono trafiggere il cuore dei nemici del re e solo tali frecce possono abbassare l’orgoglio umano ed il suo desiderio di autonomia.”

Un’ altra mancanza associata con quella sopra descritta è l’assenza di qualsiasi messaggio di condanna nell’evangelizzazione odierna. L’uomo di oggi non sopporta di sentire parlare dell’inferno e anche i cristiani evangelici sono convinti che si tratti di un argomento inappropriato ed imbarazzante. Ma è precisamente la consapevolezza della nostra perdizione meritata che deve creare in noi l’ansia che ci conduce a cercare il refrigerio del messaggio del vangelo. C’è da temere che molti cristiani evangelici oggi abbiano una fede superficiale perché non hanno mai avuto un senso acuto del loro peccato. Un senso superficiale del peccato conduce ad una visione superficiale della salvezza e della santità di Dio

Il concetto giusto dell’offerta universale del vangelo.

Ci sono due pericoli da evitare. Il primo è la predicazione arminiana che domina il mondo evangelico da ormai due secoli. Questa predicazione procede dal presupposto che Dio ha fatto tutto quello che aveva da fare per rendere la nostra salvezza possibile e che adesso sta ad ogni essere umano decidere se vuole accettare oppure no. Il fattore decisivo della salvezza è quindi la volontà autonoma dell’uomo. Questa concezione arminiana ignora il fatto che l’uomo non è in grado di decidere liberamente se credere in cristo o no. Il peccato ha corrotto non solo l’intelligenza ma anche la volontà dell’uomo che non vuole venire a Cristo e non verrà mai a meno che lo Spirto Santo lo illumini, cosa che fa solo per gli eletti.

Cristo non è morto per rendere possibile la salvezza di tutti gli uomini ma è morto per acquistare e rendere certa la salvezza di coloro per cui è morto in particolare.

Il pericolo opposto è quello che a volte è stato nominato abusivamente “iper-calvinismo”. L’idea è che siccome Dio ha scelto certi uomini per la salvezza non c’è veramente bisogno o non è corretto esortare gli uomini al ravvedimento. Anche se tale idea non viene affermata così chiaramente, si nota un certo disagio nella proclamazione universale del vangelo. Negli ambienti riformati si avverte spesso un imbarazzo a chiamare la gente alla conversione per la paura di affermare cose che non sono teologicamente corrette.

Quello che occorre capire è questo: l’inabilità dell’uomo a venire a Cristo e la predestinazione di alcuni alla salvezza sono perfettamente compatibili con la proclamazione universale del vangelo per tutti gli uomini perché tale predicazione è il mezzo principale che Dio ha scelto per attrare gli uomini. Possiamo e dobbiamo affermare con forza che Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il Suo Figlio e che CHIUNQUE crede in lui sarà salvato.

Il Signore Gesù ha sottolineato i due lati della medaglia in una formula indimenticabile:

“Tutti quelli che il Padre mi dà verranno a me; e colui che viene a me, non lo caccerò fuori.” (Gv 6.37).

Dobbiamo credere ed affermare con forza entrambe queste solenne affermazioni.

 

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