Come abbiamo visto, i dati della critica testuale e la testimonianza del Nuovo Testamento confermano l’unicità del libro. Inoltre, gli argomenti a favore della molteplicità di autori non sono convincenti:

  1. Le considerazioni di tipo stilistico sono interamente soggettive e non sono certamente un modo scientifico di identificare l’autore di un libro come Isaia. Infatti, la diversità di opinioni fra gli esperti su quali brani debbano essere assegnati al I, II o III Isaia conferma che si tratta di opinioni del tutto soggettive. Inoltre, perché lo stesso autore non potrebbe scrivere brani di stili diversi a momenti differenti della sua vita? Alessandro Manzoni ha scritto sia “I Promessi Sposi” che gli “Inni Sacri”. Tanti fattori possono influenzare lo stile di un dato brano: l’argomento, il contesto, l’età dello scrittore etc. Ad esempio, sembra che i capitoli 40-66 datino dalla fine della vita del profeta sotto il regno di Ezechia. È possibile che in tale contesto il contenuto di questi capitoli non sia mai stato proclamato oralmente ma sia stato scritto direttamente e quindi con uno stile più elaborato. Il tema di questi capitoli ovvero la gloria di Dio e la sua potenza nella salvezza giustifica ampiamente uno stile diverso.
  2. Anche le considerazioni sulle differenze di vocabolario fra le varie parti sono di ordine soggettivo. La ricercatrice Rachel Margolioth, in un libro ormai classico[1] ha realizzato lo studio più approfondito dello stile e del vocabolario del libro. Ella rigetta la teoria della molteplicità di autori ed afferma la profonda unità del libro. I suoi argomenti non sono mai stati confutati. Riguardo l’assenza del nome di Isaia nei capitoli 40-66, notiamo semplicemente che non c’è alcun nome menzionato in tali capitoli. Questo non prova niente. Allo stesso modo, il fatto che Isaia si rivolga direttamente ai lettori futuri non è così unico (pensiamo agli ultimi capitoli di Ezechiele, Daniele o Zacaria) ma in ogni caso, non può essere un elemento decisivo a favore di un altro autore più tardivo.
  3. Se il “deutero-Isaia” dei capitoli 40-66 era un così grande profeta, come affermano gli studiosi, un profeta ben superiore al “primo Isaia”, come mai è sparito senza lasciare traccia ? Non sappiamo assolutamente niente di lui né della sua vita, nemmeno il suo nome. Come mai la sua grande opera si è ritrovata agganciata ai primi 39 capitoli del “primo Isaia” ? Lo stesso potrebbe essere chiesto per il”trito-Isaia”. La difficoltà di tale domanda non sembra avere colpito gli studiosi.
  4. Coloro che affermano la realtà di una molteplicità di autori devono spiegare l’innegabile unità di pensiero del libro. Dopo l’introduzione del primo capitolo, i capitoli 2 a 5 presentano i due temi che l’autore svilupperà più avanti: la salvezza a venire ed il giudizio. Poi l’autore racconta la sua chiamata ed una serie di profezie messianiche nelle quali mostra che la speranza delle nazioni sta con il messia che verrà, non con i re di questa terra. Dopo di che le profezie sono raggruppate in due grandi periodi: il regno di Ahaz (735-715) e quello di Ezechia (715-686) e, poco a poco il messaggio si orienta sempre più verso l’esilio in Babilonia (cap 39) e questo spiega i messaggi di conforto che seguono dal capitolo 40 in poi. L’importanza di questo punto è spesso trascurata: è impossibile spiegare i capitoli 40-66 senza prendere in considerazione quelli precedenti. Per contro, i capitoli 1- 39 da soli sono incompleti. Inoltre nei capitoli 1-39 l’accento e posto nella persona del salvatore in quanto durante il regno di Ahaz la tentazione del popolo era di dimenticare le promesse di dio e sperare in un salvatore umano. Invece Isaia promette un bambino (7.14). Nella seconda parte Isaia insiste sull’opera del salvatore e la persona descritta nel cap 53 è il bambino menzionato nel cap 7.

La soluzione più semplice è di suppore che l’intero libro sia stato scritto da un solo autore.

Alcune considerazioni di ordine teologico:

La teoria della molteplicità degli autori svaluta completamente la teologia di Isaia ed in particolare la sua visione esaltata dalla gloria e della potenza di Dio. In questo modo, il libro si riduce ad un esercizio di retorica, e di retorica poco accurata. Ad esempio, secondo questa teoria, l’argomento di Isaia secondo il quale il Dio d’Israele è il vero Dio perché ha annunciato l’esilio in anticipo (41.21-24) è falso. Allo stesso modo, le grandi promesse messianiche di salvezza nel futuro sono illusorie perché, per definizione, non possono essere accadute nel futuro. Quindi, alla fine il libro di Isaia non sarebbe altro che una finzione. Ad esempio, il modo in cui il re Ciro viene menzionato in 45.1 da chiaramente l’impressione che si tratti di un personaggio che sarebbe apparso nel futuro. È esattamente quello che ci aspettiamo se Isaia ha vissuto 200 anni prima. Invece se l’autore ha vissuto alla stessa epoca o dopo di lui, tale menzione è una finzione che inganna il lettore.

Conclusione

Se gli argomenti per l’unità del libro sono così forti e quelli per la molteplicità degli autori così poco convincenti come mai tale teoria viene accettata senza riserva? Semplicemente a causa dell’incredulità inerente all’approccio razionalistico della realtà. Già nel 1951, uno studioso evangelico[2] notava come la teoria di una molteplicità di autori per il libro di Isaia fosse radicata nel razionalismo del mondo academico dell’Ottocento che negava per principio la possibilità di profezia predittiva e di qualsiasi dimensione sovrannaturale nel mondo. Se crediamo in un Dio sovrano sulla storia che è in grado di annunciare le cose future, le profezie di Isaia non sono un problema.

I teologi evangelici fanno uno sforzo per riflettere sugli argomenti a favore e contro varie questioni ma, purtroppo, i teologi “critici” o liberali non sono disposti a fare lo stesso sforzo. Gli argomenti evangelici sono scartati come “fondamentalisti”. Questa attitudine ha il grande vantaggio di evitare di rimettere in discussione le proprie certezze.

 

[1] “The Indivisible Isaiah: Evidence for the single authorship of the prophetic book”, Yeshiva University, New York, 1964

[2] O.S. Allis “The Unity of Isaiah”, Tyndale Publishing House, 1951

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