Dall’Istituzione Cristiana di Giovanni Calvino, Libro III, Capitolo 2 (La Fede):

“Forse la fede consisterebbe nel non intendere nulla, sottomettendo la propria intelligenza alla chiesa?

Certo, la fede non consiste in ignoranza ma in conoscenza, e non solo di Dio ma anche del suo volere. Non otteniamo la salvezza per il fatto che siamo disposti ad accogliere come vero tutto ciò che la chiesa ha definito o perché le affidiamo l’incarico di interrogare e conoscere, ma in quanto sappiamo che Dio ci è padre benevolo per mezzo della riconciliazione fatta in Cristo ed in quanto riceviamo Cristo come datoci per essere giustizia, santificazione e vita. E’ mediante questa conoscenza, e non affatto sottomettendo il nostro spirito a cose ignote che otteniamo di entrare nel regno celeste.

Non nego affatto che, avvolti nell’ignoranza, molte cose ci siano nascoste e lo siano fino a che, spogliati di questo corpo mortale, saremo più vicini a Dio… ma è una beffa il volere coprire con l’etichetta “fede” una pura ignoranza. Infatti la fede consiste in conoscenza di Dio e di Cristo (Gv 17.3) e non in riverenza verso la chiesa.

Vediamo quali abisso hanno spalancato coi termini “fede implicita” o “avvolta”, come dicono: gli ignoranti accolgono tutto quello che viene loro offerto con l’autorità della chiesa, senza alcun discernimento, anche i più grossolani errori che vengono loro presentati.

Questa superficialità tanto sconsiderata, quantunque faccia cadere l’uomo in rovina, è tuttavia scusata da costoro, in quanto non crede nulla in modo determinato ma aggiunge sempre la condizione: se tale è la fede della chiesa. In tal modo sembra quasi possibile tenere la verità nell’errore, la luce nel buio e la conoscenza nell’ignoranza.”

 

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