Durante le Giornate Teologiche edizione 2016 a Padova abbiamo avuto il privilegio di ascoltare due volte Dr Mark Garcia del Greystone Theological Institute (USA) sul tema della dottrina biblica dell’uomo e della donna. In particolare, nel primo intervento dedicato alla donna, Mark Garcia ha offerto alcuni spunti inaspettati sull’importanza del libro del Levitico ed in particolare sulle regole riguardanti i rituali della purificazione.

Il Dr Garcia ha fatto una serie di osservazioni ed affermazioni nuove, almeno per molti degli ascoltatori, che hanno causato una certa sorpresa e stimolato la riflessione. L’insegnamento del Dr Garcia su questo tema riflette alcune idee già elaborate da qualche anno nel mondo academico riformato anglo-sassone, specialmente nel mondo presbiteriano americano.

Nell’insegnamento del Dr Garcia mi è sembrato che ci fossero idee indubbiamente bibliche, altre idee interessanti ma che richiedono ulteriore riflessione prima di essere ammesse ed in fine idee che mi sembrano troppo speculative e che suscitano veri interrogativi.

Nella prima categoria possiamo senza dubbio collocare il tema del giardino dell’Eden come “tipo” della perfetta presenza di Dio con il suo popolo e l’idea che il tabernacolo ed il tempio siano raffigurazioni simboliche dell’universo. L’Antico Testamento mostra il legame chiaro fra l’idea di pace e di riposo (il sabato) e la perfetta presenza di Dio con il suo popolo. C’è anche un legame stretto fra il tabernacolo ed il tempio come dimora di Dio e l’universo dove Dio regna. Ci sono molti punti in comune fra il tabernacolo e la creazione come viene narrata in Genesi capitolo 1. Ad esempio le stelle e il sole in Genesi 1 vengono chiamati “lampade” e la stessa parola ebraica è usata per le lampade del tabernacolo. La conclusione del lavoro come descritta in Esodo 39.42-43 fa chiaramente pensare alla benedizione della creazione in Genesi 1.31-2.3 etc. In effetti, nell’oriente antico, un tempio non era un posto dove si andava per compiere riti religiosi ma il luogo dove dimorava la divinità. Inoltre, i templi dell’oriente antico avevano quasi sempre un giardino.

Nella categoria dei temi che meritano ulteriore riflessione, possiamo collocare il fatto che la donna stessa sia un tipo della terra promessa e che il fatto che essa sia stata creata dopo l’uomo punta verso il suo carattere “escatologico”, cioè il suo ruolo unico nell’opera della redenzione. Sono idee interessanti ma richiedono un’analisi più dettagliata dei testi prima di essere accolte senza riserva.

Invece, nella categoria delle idee più discutibili possiamo collocare le affermazione del Dr Garcia sulla dimensione sacerdotale di Adamo. Garcia afferma che Adamo aveva un ruolo sacerdotale nel giardino perché il gardino rappresenta il tempio ed anche per il fatto che la missione di Adamo era di “custodire” e “lavorare” il giardino (Gn 2.15), due verbi che vengono usati insieme esclusivamente in relazione al lavoro svolto nel tabernacolo. Inoltre, sempre secondo il Dr Garcia, la Genesi va letta alla luce dell’insegnamento del Levitico visto che i due libri sono stati scritti insieme e l’insegnamento del Levitico sul peccato ed i sacrifici va applicato agli avvenimenti narrati nei primi capitoli della Genesi. Sarebbe per questa ragione che, ad esempio, i sacrifici sono menzionati nella Genesi senza nessuna spiegazione sulla loro origine.

Pertanto, quando Eva disubbidì, Adamo avrebbe dovuto compiere un sacrificio come sacerdote e siccome il sangue degli animali non può lavare i peccati, avrebbe dovuto offrire se’ stesso come sacrificio. Il suo mancato sacrificio sarebbe l’essenza del suo peccato.

Vorrei elencare brevemente alcuni aspetti critici che vedo in tale ragionamento.

  1. Niente nel testo biblico permette di affermare che Adamo abbia avuto un ruolo “sacerdotale”. Non si capisce perché avrebbe dovuto avere tale ruolo prima dell’esistenza del peccato ne come avrebbe potuto svolgere tale ruolo dopo la caduta (come potrebbe il suo sacrificio riscattare l’umanità ?). Inoltre, per quanto riguarda l’argomento filologico sulle parole “lavorare” e “custodire”, occorre tenere presente che questi verbi si riferiscono ai leviti che facevano il grosso del lavoro nel tabernacolo e nel tempio. Ma non dimentichiamo che i leviti non erano sacerdoti. Non erano autorizzati ad offrire sacrifici. Quindi dobbiamo stare attenti alle conclusioni azzardate.
  2. Per quanto riguarda l’obbligo di Adamo di compiere un sacrificio per il peccato di Eva, a parte gli interrogativi sulla funzione di sacerdote di cui al precedente punto 1, l’argomento mi sembra problematico perché:
    1. Anche se la Genesi ed il Levitico sono stati scritti entrambi da Mosè alla stessa epoca (cosa possibile ma non certa ed impossibile da dimostrare) il fatto rimane che i primi capitoli della genesi narrano fatti storici avvenuti secoli o millenni prima dell’epoca del Levitico. Pertanto è più ragionevole pensare che dobbiamo leggere il Levitico alla luce della Genesi piuttosto che il contrario. Il Levitico parla del problema del peccato, dei sacrifici e della santità di Dio perché il peccato è entrato nel mondo con Adamo ed Eva.
    2. Niente nel testo di Genesi 2 e 3 permette di pensare che Adamo era a conoscenza della necessità di fare sacrifici e non penso che possiamo introdurre tale idea nel testo basandoci sul Levitico. Infatti, prima della caduta, Dio non aveva dato nessuna speranza di riscatto ad Adamo. Dio non ha detto “non mangiare di quest’albero ma, se dovessi mangiarne, ho previsto una soluzione.” Dio aveva semplicemente detto che l’uomo sarebbe morto quindi quando l’uomo e la donna peccarono non avevano nessuna speranza di riscatto prima che Dio facesse loro delle promesse. L’idea di sacrificio è probabilmente venuta subito dopo, forse secondo le istruzioni di Dio stesso, visto che Egli sacrificò un animale per vestire Adamo ed Eva.
    3. Per noi cristiani il Nuovo Testamento deve controllare il modo in cui interpretiamo l’Antico e l’insegnamento di Paolo sulla questione in Romani 5.12-21 mi sembra decisivo. Da questo passo, risulta chiaro che sia stato il peccato dell’uomo, non della donna, ad essere imputato all’umanità. Il peccato di Adamo viene descritto ripetutamente da Paolo come una “trasgressione” (v.17) o “disubbidienza” (v.19). Pertanto il peccato di Adamo agli occhi di Dio non è stato di non fermare la donna o di non provvedere un sacrificio ma semplicemente la disubbidienza al chiaro comandamento di Dio, cioè la ribellione contro Dio.

Comunque, penso che siamo stati tutti grati al Dr Garcia di avere stimolato la nostra riflessione sulla parola di Dio. La riflessione continua…

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