IL GENERE LETTERARIO “APOCALITTICO”

La seconda parte del libro di Daniele (capitoli 7-12) è caratterizzata da uno stile letterario unico che non ha equivalente nel resto dell’Antico Testamento. Viene solitamente chiamato “stile apocalittico” a causa dell’evidente influenza del libro di Daniele sul libro dell’Apocalisse. In effetti, sarebbe più logico dire che il libro dell’Apocalisse è di stile “Danielistico” ! Altri passi dell’Antico Testamento, come alcuni capitoli del libro di Isaia e di Ezechiele sono spesso qualificati come “apocalittici” ma le caratteristiche della seconda parte di Daniele rimangono uniche.

È importante capire il significato di tale stile letterario perché un’interpretazione strettamente letterale, che ha ignorato la dimensione simbolico-teologica di tale stile, è stata la causa di innumerevoli errori ed incomprensioni. Basti citare per esempio le profezie bizzare sul ritorno di Cristo avanzate dai gruppi neo-fondamentalisti americani dell’Ottocento come i Milleristi ed i Testimoni di Geova che avevano previsto il ritorno di Cristo rispettivamente nel 1844 e nel1914, sempre sulla base di calcoli derivati da una lettura letterale delle profezie di Daniele.

Lo scopo del genere “apocalittico”

In sintesi possiamo dire che lo scopo dello stile apocalittico è il seguente: esprimere verità teologiche sul mondo e sulla storia attraverso simboli ed eventi della storia antica (a.C.) che hanno un valore tipologico.

Una di queste importanti verità teologiche è il ritorno di Cristo per il quale non conta la data precisa ma contano le conseguenze per noi a livello teologico e spirituale. Ci sono solo due cose da sapere riguardo il ritorno di Cristo: la prima è che Cristo tornerà fisicamente e la seconda è che non sappiamo quando. Pertanto è importante prepararci per la sua venuta e perseverare nella fede ed è a questo che la seconda parte del libro di Daniele ci invita.

Le caratteristiche dello stile “apocalittico”

Si possono evidenziare quattro caratteristiche principali:

Escatologia lontana ed ampia

La visione escatologica non si limita né ad un futuro vicino né al popolo di Israele ma ingloba il futuro di tutta l’umanità e dell’intero popolo di Dio. I testi chiave al riguardo sono: Dn 2.28-29 e 2.45 (Comp. Ap 1.19.) Naturalmente, questa visione ampia e lontana si riscontra anche in alcuni passi specifici dei profeti “tradizionali” (ad esempio Isaia capitoli 11e 65) ma in Daniele tale dimensione globale caratterizza l’insieme delle visioni del libro: la venuta del “Figlio dell’Uomo”, la fine dell’età presente e la salvezza universale per il popolo di Dio sono al centro di tali visioni.

Uso del simbolismo

Gli altri profeti usato frequentemente il simbolismo (ad esempio i fenomeni atmosferici come il sole o la luna oppure oggetti come la vigna etc.). Ma in Daniele i simboli assumono un rilievo molto più forte e centrale: oggetti e “mostri” (statua, albero, animali) simbolizzano realtà spirituali e politiche. Al contrario dei simboli riscontrati nei profeti classici come Isaia o Geremia, i simboli in Daniele hanno lo scopo non tanto di illustrare ma di rappresentare in modo misterioso, non del tutto esplicito, certe realtà spirituali o avvenimenti futuri. Colpisce in particolare l’uso simbolico dei numeri che, come detto precedentemente, ha dato luogo a tante interpretazzioni azzardate.

Simbolismo dei numeri (Passi chiave: Dn 7.25, 8.14, 12.7, 12.11)

In Daniele i numeri vanno evidentemente intesi in maniera simbolico perché (1) è impossibile proporre calcoli o interpretazioni soddisfacenti e nessun calcolo letterale ha mai riscontrato l’unanimità dei commentatori; (2) la Parola di Dio è un libro di verità teologiche da capire per la nostra vita presente e non di enigmi da risolvere riguardo il futuro; (3) ci sono esempi palesi di un uso simbolico dei numeri. Ad esempio, la deportazione di 70 anni profetizzata da Geremia non è durata esattamente 70 anni. Il significato della cifra va piuttosto ricercato nel simbolismo della completezza nonché la durata media della vita umana (cf. Isa 23.15 e Sal 90.10) Altro esempio: in Ezechiele capitolo 4, i 390 + 40 giorni di anni richiamano chiaramente l’esilio in Egitto (cf. Es 12.40-41) ripetuto nella deportazione (cf. anche Isa 52.4).

I numeri nel libro di Daniele vanno dunque intesi in senso simbolico ed hanno un triplice insegnamento: simbolizzano un periodo (a) definito da Dio; (b) limitato ma; (c) segreto.

Ciò significa che Dio è sovrano sulla storia dell’umanità ed ha pieno controllo anche sulle forze di Satana che perseguitano il popolo di Dio. Tale insegnamento è sia fonte di incoraggiamento (il periodo di prova è limitato e sotto il controllo di Dio) che di umiltà e di sottomissione (solo Dio sa quando tale periodo finirà). In effetti, quest’ultimo aspetto esprime il fatto che i cristiani non devono fare quello che hanno putroppo spesso cercato di fare: calcolare la data precisa di certi avvenimenti ed in particolare del ritorno di Cristo.[1]

In tale contesto, è anche importante il tema del “mistero” (Dn 2.18,19; 2.47; 4.9). Un mistero nel libro di Daniele può essere definito come la rivelazione incompleta di qualcosa in gran parte nascosto riguardo la fine tempi, la cui conoscenza completa rimane prerogativa esclusiva di Dio (cf. Dn 12.8). Il tema del mistero viene ripreso da Cristo in Mt 13, un capitolo che fa eco al libro di Daniele in vari modi (13.11). Il “mistero del regno dei cieli” è che il regno Dio è venuto ma il nemico non è ancora stato eliminato del tutto. I santi non sono ancora separati dagli empi che rimangono tra di loro come la zizzania tra il buon grano. Infatti, uno degli insegnamenti delle parabole del capitolo 13 è che il regno di Dio comincia discretamente. Ciò riprende la visione escatologica di Daniele ma modificandone la prospettiva: non più dunque la persecuzione che comincia prima dello stabilimento del regno di Dio ma il regno di Dio che comincia insieme alla persecuzione dei santi.

Rivelazioni mediate / indirette

Questa è una differenza significativa con i profeti tradizionali. Dio non parla direttamente ma in vari modi (ad esempio sogni) e soprattutto tramite intermediari (celesti) che chiedono e danno l’interpretazione della rivelazione (ad esempio Dn 8.15-16; 9.23 etc.) Spesso l’interpretazione non è del tutto chiara oppure non è capita. Le rivelazioni sono sigillate (12.9) e ciò è molto significativo. Il sigillo simbolizza il carattere ancora segreto delle rivelazioni. È per questo che, nel libro dell’Apocalisse, a Giovanni viene chiesto di non sigillare il libro perché Cristo è ormai venuto e la rivelazione è compiuta e chiara.

Queste rivelazioni mediate da angeli alzano il velo che cela la realtà del mondo spirituale, mostrando la parte attiva che esso prende nella guerra visibile che il popolo di Dio affronta. Tale guerra spirituale viene evidenziata in modo affascinante negli ostacoli opposti all’archangelo Michele (10.13).

Tema dell’oppressione del popolo di Dio

È un tema costante attraverso il libro. La guerra spirituale è una realtà triste, talvolta spaventosa (Dn 8.27, 10.8) e perseverare fino alla fine non è scontato. In tale contesto, va evidenziato il tema dell’inganno e dell’accecamento (8.25, 11.32, 12.10), temi che Paolo riprenderà nella seconda lettera ai Tessalonicesi (2 The 2.9-12). Occorre essere saggio per sopravvivere (12.3,4,10). Questi vari aspetti dello stile apocalittico convergono nell’insegnamento principale del libro: la chiamata alla perseveranza per il popolo di Dio. Questo è un tema centrale e rappresenta una differenza fondamentale con i profeti “tradizionali”, i quali chiamano il popolo di Dio al ravvedimento con la promessa di tornare dall’esilio. Con Daniele, tale chiamata è ormai superata e la sfida è di perseverare fino alla fine. In particolare, colpisce la conclusione libro. Daniele non finisce con una nota positiva. Dopo tante storie e visioni affascinanti, l’ultima esortazione del libro puo lasciare perplessi: “Beato chi aspetta e giunge a milletrecentotrentacinque giorni!” La guerra spirituale è dura, lunga e terribile. Certo, ci sono grande promesse di salvezza e la garanzia che la storia è sotto il controllo di Dio il quale sconffigerà le potenze del male; tuttavia sembra che l’enfasi sia sulla difficoltà della guerra spirituale ed i colpi devastanti che verrano inflitti al popolo di Dio. Sì, Dio tornerà a salvare il suo popolo ma, nel frattempo, la guerra spirituale sarà dura e farà molte vittime.

 

[1] Per il significato dei numeri nei vari passi vedere Young. Brevemente: un tempo, un tempo e la meta di un tempo = 3.5 anni = simbolo di incompiutezza. Stesso significato nei 1260 giorni (= 42 mesi di 30 giorni – vedere Ap 11.2,3; Lu 4.25; Gia 5.17). 1290 giorni = un pò di più di 3.5 anni. 2300 giorni: significato non chiaro – vedere Young.

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