Daniele nella teologia biblica

Il posto del libro nel canone ebraico conferma i temi già definiti e offre una prospettiva più ampia.

Daniele nel canone ebraico

L’ordine dei libri dell’Antico Testamento nelle nostre bibbie deriva dalla traduzione greca della “Settanta” e non corrisponde all’ordine del canone ebraico.

Per il canone ebraico vedere: https://ssimonnin.files.wordpress.com/2015/08/la-bibbia-ebraica1.pdf

In tale canone, Daniele non viene collocato tra i profeti ma alla fine dell’ultima parte, fra gli “Scritti”. Questo va spiegato. Se Daniele è un profeta perché non è tra i profeti ? È innegabile che la prima parte del libro è di tipo narrativo più che profetico ma questa non è la vera ragione per il suo collocamento. La vera ragione è che il libro di Daniele e delle Cronache rappresentano la fase ultima della rivelazione di Dio nell’antica alleanza. Per capire questo occorre vedere che l’ordine dei libri nel canone ebraico non è casuale ma corrisponde ad un disegno ben preciso. Ecco un breve riassunto della rivelazione di Dio secondo l’ordine canonico:

Riassunto della storia redentiva secondo i libri nell’ordine del canone ebraico

LA TORAH

Dio ha creato un tempio dove dimorare ed ha creato una sua immagine nel tempio (l’uomo) per servire e dominare nel suo nome e conquistare tutta la terra per Dio.

Dio ha elargito benedizioni e promesse ma l’uomo si è ribellato ed è stato esiliato dalla terra (Eden) che simbolizza la presenza di Dio

Dio sceglie un uomo nella discendenza di Adamo (Abraham) a cui fa delle promesse che costituiscono il rimedio alle maledizioni di Genesi 3 (fertilità, terra, discendenza).

La discendenza di Abramo diventa un popolo ed è liberata dalla schiavitù. Dio viene ad abitare con il suo popolo in un mini-tempio (tabernacolo), immagine dell’universo e fa entrare il suo popolo in una nuova terra promessa.

Il Levitico ed il Deuteronomio spiegano come vivere nella presenza di un Dio santo. In particolare, ci sono leggi molto importanti che riguardano la terra e il riscatto dei debiti ovvero il giubileo (essenziale per Daniele)

Lev 25: la terra va lavorata sei anni poi si risposta il settimo anno che rappresenta un sabato per la terra. Dopo sette “sabati” di anni viene il giubileo.

25.9: Nel giorno delle espiazioni del 49 anno: libertà (riscatto per tutti coloro che hanno dovuto vendere terra – ritorno alla terra)

Poi seguono benedizioni e maledizioni: Lev 25 & 26 (capitoli cruciali). Le benedizione sono come un ritorno all’esperienza dell’Eden: “Dio cammina fra il suo popolo”. Lv 26.12. Le maledizioni includono dei castighi “sette volte” per il peccato. Israele viene cacciata e la terra gode del suo sabato (Lv 26.34-35)

PROFETI ANTERIORI: Confermano quanto insegnato nella Torah. Tutto succede esattamente come detto: Israele entra nella terra, è infedele e viene cacciata in esilio: 2 Re 24.20.

PROFETTI POSTERIORI: profetizzano sulla base della Torah e dei profeti anteriori. Spiegano le ragioni per cio che è accaduto ed esortano il popolo a ritornare al Signore e promettono un nuovo esodo dopo l’esilio ed una nuova alleanza, nuovo Eden, nuova creazione.

In particolare Geremia (vicino all’esilio): 25.11-12 + 29.10: interpreta Lev 26.34 e Dt 4.29 come un esilio che concede alla terra i suoi sabati. Ovvero, per Geremia i 70 anni di esilio sono l’adempimento delle maledizioni di Lev 26. Quindi questi 70 anni sono il sabato della terra.

GLI SCRITTI: la prima parte spiega quale siano la pietà e la saggezza che Dio si aspetta dal suo popolo nell’alleanza e dà esempi concreti della fedeltà di Dio. Nella seconda parte, gli Scritti tornano alla narrazione con una rielaborazione di quanto accaduto nella Torah e nei profeti con una visione ed un focus rivolto verso il futuro.

In particolare 2 Ch 36, è un capitolo chiave per Daniele.

2 Ch 36.19-21 conferma che Geremia 29 va inteso nella prospettiva di Lev 26 & Dt 4.29. il primo capitolo di Daniele lo conferma: il popolo sta vivendo le maledizioni (Dn. 1.2 “Il Signore diede nelle mani”). Poi, nel capitolo 9, Daniele capisce che la profezia del ritorno di Geremia sta per essere compiuta. In risposta alla sua preghiera, l’angelo Gabriele promette un giubileo eterno: v.24 chiave.

70 volte 7 fanno 490 anni cioè un “super giubileo” (10 volte 49). Questo è il culmine della storia redentiva dell’umanità: la liberazione e la salvezza definitiva dai nemici ed il perdono dei peccati.

Quindi c’è un adempimento profetico su due piani: quello letterale con il ritorno dall’esilio e quello spirituale (più importante), ovvero la liberazione eterna dal peccato.

Conclusione / riassunto

Prospettiva generale sulla storia redentiva mostra che è giusto che Daniele sia alla fine del Antico Testamento in quanto è un libro ponte fra Antico e Nuovo Testamento. Infatti, Daniele:

  • prende atto del compimento di tutto ciò che è stato annunciato nella storia d’Israele.
  • conferma la fedeltà del Signore e le sue promesse il suo popolo
  • ha una visione allargata che ingloba la storia dell’umanità e la sua conclusione finale con regno eterno e totale di Dio.
  • conferma che il passato è un paradigma per il presente ed il futuro.

Ciò spiega quindi perché Daniele non è stato collocato tra profeti anteriori: (1) predominanza della narrazione ma soprattutto; (2) Daniele non è un profeta nel senso “stretto” ovvero nel senso che non è stato inviato per parlare al popolo di Israele; (3) Daniele propone una prospettiva escatologico-messianica più marcata, più universale.

La prospettiva di Daniele ingloba “gli ultimi giorni” o “la fine dei tempi”. Il Signore Gesù ha chiaramente affermato che gli ultimi giorni sono arrivati. In Matteo 26.64, afferma specificatamente che la venuta del “Figlio dell’Uomo” profetizzata in Daniele 7.14 e Salmo 110 e che deve segnare l’arrivo degli ultimi giorni, è compiuta con la sua venuta.[1] Infatti, la “venuta” del Figlio dell’Uomo consiste nella sua “incoronazione”. Tuttavia, come vedremo, tale venuta viene “sdoppiata”: Cristo è venuto ma deve ancora venire. Ecco perché dice che sebbene ogni potere ed autorità gli sia stato conferito nei cieli e sulla terra, “l’età presente” non è ancora finita. (Mat 28.20).

[1] Per la “fine dell’età presente” in Matteo, cf: 12.32, 13.39,40,49; 24.3; 28.20

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