Il concetto di “Figlio di Dio” che usa il Signore per sé stesso è molto ricco e presenta due aspetti: identità di natura e identità di attività.

Capiamo bene l’idea di un’identità di natura (il Figlio condivide la natura divina del Padre) ma il secondo aspetto non ci è cosi chiaro.

Nel mondo antico e medievale, i figli facevano sempre lo stesso mestiere del padre. La maggiore parte non poteva andare a scuola e doveva imparare un mestiere. L’unica persona che poteva insegnare loro un mestiere era il loro padre ed egli insegnava quello che sapeva. Pertanto era dato per scontato che il figlio del macellaio sarebbe diventato macellaio, il figlio dell’orafo o del falegname avrebbe fatto l’orafo o il falegname.

È esattamente l’idea che Cristo usa:

Gv 5.19-20: “In verità, in verità vi dico che il Figlio non può da sé stesso far cosa alcuna, se non la vede fare dal Padre; perché le cose che il Padre fa, anche il Figlio le fa ugualmente. Perché il Padre ama il Figlio, e gli mostra tutto quello che egli fa; e gli mostrerà opere maggiori di queste, affinché ne restiate meravigliati.”

Da bravo Figlio, Cristo osserva il Padre e fa le stesse cose. La sottolineatura da non mancare in quest’affermazione è che il Figlio ha il potere e l’autorità di fare tutto quello che fa il Padre.

Cosa fa in Padre in particolare ? Risuscita i morti e giudica l’umanità. Il Figlio fa dunque la stessa cosa !

Gv 5.21-22: “Infatti, come il Padre risuscita i morti e li vivifica, così anche il Figlio vivifica chi vuole. Inoltre, il Padre non giudica nessuno, ma ha affidato tutto il giudizio al Figlio.”

Cristo ha il potere di concedere la vita come il Dio dell’Antico Testamento (2 Re 5.7). Cristo può vivificare perché ha vita in se stesso. E quello che egli afferma nel v.26, il culmine della sua identificazione con Dio Padre:

Gv 5.26: “Perché come il Padre ha vita in sé stesso, così ha dato anche al Figlio di avere vita in sé stesso…

Quest’affermazione precisissima, nella quale ogni parola conta, è un’affermazione della dottrina della Trinità.

Avere “vita in sé stesso” significa avere vita in modo assoluto ed eterno, essere l’unica fonte di vita, come il Dio dell’Antico Testamento (Sal 36.9).

Notiamo quello che il Signore NON dice:

  1. Non dice: “Il Padre ha vita in sé stesso ed ha dato al Figlio di avere la vita.”
  1. Non dice: “Il Padre ha vita in sé stesso ed anche il Figlio ha vita in sé stesso.”

L’affermazione (a) vorrebbe dire che il Padre solo è Dio ed il Figlio riceve la vita da Dio in modo derivato. Il Figlio non avrebbe la vita “in se stesso”.

L’affermazione (b) vorrebbe dire che ci sono due dei ! Due persone indipendenti e distaccate l’una dall’altra hanno vita “in loro stessi”.

Invece il Signore mantiene l’equilibrio misterioso della Trinità. C’è solo un Dio, non due. Eppure il Figlio è distinto dal Padre. È funzionalmente sottomesso (riceve vita dal Padre) ma uguale in essenza e dignità: riceve dal padre vita “in stesso”. Quando? Dall’eternità !

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