Si sente dire spesso che i vangeli non insegnano che Gesù Cristo sia stato “Dio in carne” e che Gesù stesso non abbia mia affermato di essere tale ma che la sua divinità sia stata inventata come dogma più tardi. Tali affermazioni sono sorprendenti in quanto, nel vangelo secondo Giovanni in particolare, il Signore Gesù afferma la sua divinità in modo chiarissimo. Forse non lo fa come vorremmo o come ci aspetteremmo ma lo fa usando un linguaggio ed analogie adatte alla sua cultura ed al suo tempo.

In particolare, il Signore Gesù afferma la sua divinità in modo molto semplice, dicendo che Dio è suo padre, quindi identificandosi a Dio. Giovanni lo dice in modo chiarissimo:

Gv 5.11-18: “Gesù rispose loro: “Il Padre mio opera fino ad ora, e anch’io opero”. Per questo i Giudei più che mai cercavano d’ucciderlo; perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.

Gv 10.30-31: “Io e il Padre siamo uno”. I Giudei presero di nuovo delle pietre per lapidarlo.”

Alcuni dicono che gli Ebrei non hanno capito bene il Signore; hanno pensato che con queste parole Cristo si identificasse a Dio mentre in realtà egli voleva dire qualcos’altro. Tale affermazione sorprende per la sua ingenua arroganza. Gli Ebrei con cui Gesù dialogava parlavano con lui direttamente, viso a viso. Parlavano la stessa lingua, avevano la stessa educazione, lo stesso sfondo culturale, gli stessi concetti teologici etc. Quindi cosa può fare pensare che noi che viviamo duemila anni dopo, capiamo Cristo meglio di loro ?

Inoltre, Cristo stesso afferma che l’hanno capito bene nel capitolo 10 dello stesso vangelo. Quando Cristo chiede perché gli Ebrei prendono delle pietre per lapidarlo, essi rispondono “tu che sei uomo ti fai Dio”. La risposta di Cristo è interessante:

Gv 10.34-38: “Gesù rispose loro: “Non sta scritto nella vostra legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Se chiama dèi coloro ai quali la parola di Dio è stata diretta (e la Scrittura non può essere annullata), come mai a colui che il Padre ha santificato e mandato nel mondo, voi dite che bestemmia, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio?” Se non faccio le opere del Padre mio, non mi credete; ma se le faccio, anche se non credete a me, credete alle opere, affinché sappiate e riconosciate che il Padre è in me e che io sono nel Padre“.

In questa risposta il Signore Gesù usa un argomento di tipo “a maggiore ragione”, ovvero: “se il salmista ha chiamato “figli di Dio” persone che non lo sono, a maggiore ragione io che sono Dio posso rivendicare tale titolo.”

Egli cita il Salmo 82 in cui il salmista si riferisce a certe persone come “figli di Dio”. Non è facile capire esattamente a chi si riferisce il Salmista ma la maggior parte dei commentatori concorda nel dire che si tratta dei leaders e dei giudici del popolo. Sembra chiaro dal contesto: sono persone che giudicano il popolo (v.2) e sono solo degli uomini mortali (v.7).

Ora, dice il Signore, se queste persone erano a volte chiamate “figli di Dio” come si può affermare che colui che “il padre ha santificato e mandato” bestemmi quando dichiara di essere il Figlio di Dio ? La prova che Egli è veramente il Figlio di Dio sta nel fatto che compie “le opere del Padre”. Questo è un aspetto molto importante del concetto di “figlio di Dio” che non è sempre avvertito oggi, come vedremo nel prossimo studio.

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