Molte persone nell’ambito evangelico affermano che ci sono ancora apostoli nella chiesa di oggi. C’è persino una denominazione chiamata “chiesa apostolica”, non solo perché si identifica nel messaggio degli apostoli del Nuovo Testamento tramandato fino a noi ma anche perché ordina apostoli con un ruolo di supervisione sopra i pastori e gli anziani della chiesa.

Questa “rinascita” del ministero apostolico è stato in gran parte dovuta all’influenza del movimento chiamato “nuova riforma apostolica” lanciato da Peter Wagner in America. Questo movimento è in effetti la inevitabile conclusione della traiettoria teologica pentecostale: dopo aver affermato che i poteri miracolosi degli apostoli continuano ancora oggi, era logico affermare che anche la funzione di apostolo continuasse.

Il ragionamento di Peter Wagner è basato essenzialmente su tre argomenti, due tratti dalla Scrittura ed uno da considerazioni storiche.

N.1: Efesini 4.11. In questo versetto, Paolo dice:

È lui che ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi in vista dell’opera del ministero e dell’edificazione del corpo di Cristo…”

Paolo menziona chiaramente la funzione apostolica nella lista delle funzioni della chiesa neo-testamentaria e non indica nessuna scadenza per tale funzione. Quindi perché sostenere che non ci sono più apostoli oggi ? Si può dire lo stesso di 1 Co 12.28.

N.2: Nel Nuovo Testamento, altre persone a parte i dodici apostoli di Cristo sono chiamate “apostoli” quindi l’apostolato non è una funzione cosi esclusiva.

N.3: I Riformatori hanno riscoperto il vangelo ed hanno ristabilito i ministeri di pastori e anziani. Le chiese “apostoliche” non fanno altro che completare la loro opera riscoprendo il ministero apostolico. Nel suo opuscolo “Cinque domande cruciali sul ministero apostolico” Wagner dice:

Il mio punto di partenza è la riforma protestante in cui i principi teologici sono stati stabiliti saldamente: l’autorità della Scrittura, giustificazione per fede ed il sacerdozio di tutti i credenti. Il movimento di Wesley allora ha introdotto la richiesta di santità personale e corporativa. Il movimento pentecostale più successivamente ha profilato il lavoro soprannaturale dello Spirito Santo in una varietà di ministeri di potenza. L’ufficio dell’intercessore è stato ristabilito negli anni 70 e l’ufficio del profeta è stato ristabilito negli anni 80. L’ultimo pezzo del puzzle ha iniziato a prendere il proprio posto negli anni 90 con il riconoscimento del dono e dell’ufficio dell’ apostolo.

Wagner propone una visione della storia della chiesa nella quale gli apostoli riappaiono per compiere il mandato di evangelizzare il mondo. Lo dice attraverso la citazione di un altro autore che cita con approvazione:

Teniamo a mente che la premessa su cui è predicata l’importanza del ministero apostolico è il completamento del Grande Mandato. John Kelly afferma: “Viviamo in momenti critici. C’è bisogno in questa generazione di una dimostrazione del ministero dell’ apostolo con miracoli, potenza profetica e produzione di cambiamenti nel mondo. Quando gli apostoli inizieranno a sorgere a migliaia, saremo in grado di prendere le nazioni per Gesù Cristo. La messe non può essere raccolta senza questo ufficio fondamentale.” Se John Kelly ha ragione, l’ufficio apostolico è così importante che può significare la differenza fra il cielo e l’inferno per un gran numero di moltitudini.

Da dove deriva l’autorità dell’apostolo secondo Wagner? Dalla chiamata dello Spirito Santo che l’apostolo ha avvertito e che è stata confermata da altri fratelli e dai frutti spirituali prodotti da tale apostolo.

Notiamo subito una certa incoerenza di fondo nella logica dietro l’argomento n.2: da una parte si cerca di difendere l’idea del ministero apostolico di oggi con la considerazione che altre persone nel Nuovo Testamento a parte i dodici e Paolo, sono state chiamate apostoli ma dall’altra parte la motivazione tale insegnamento è il desiderio di ritrovare il ministero ed i poteri speciali dei dodici e di Paolo.

L’argomento storico ignora il fatto che la tradizione unanime della chiesa fino alla fine del XX secolo (compreso i riformatori !) insegna la fine del ministero apostolico alla morte di Paolo e dei dodici apostoli. Per duemila anni nessuno sembra aver avvertito il bisogno di avere apostoli per completare il grande mandato. Come mai ? Abbiamo più discernimento spirituale oggi ? Lo Spirito Santo ci ha fatto capire questa cosa adesso dopo avere lasciato la Chiesa senza apostoli per duemila anni ? Queste considerazioni storiche dovrebbero bastare a suscitare delle perplessità riguardo tale insegnamento.

Ma guarderemo le cose più in dettaglio nel prossimo studio.

 

 

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