Come prepararci ?

La morte è stata descritta da un autore puritano inglese del seicento come un fiume da attraversare. Lo attraversiamo con Cristo che ci da la mano. Attraversiamo in un guado, camminando sopra dei sassi. Questi sassi sono le promesse essenziali della nostra fede, ovvero la nostra giustificazione ed il perdono dei nostri peccati in Cristo. Per appoggiarci sopra quei sassi ed a Cristo possiamo fare tre cose.

1.Avere pensieri positivi sulla morte. In particolare, pensare ai vantaggi nella morte: fine della sofferenza fisica e, soprattutto, la fine del peccato. Più odiamo il peccato, meno attaccati siamo al mondo, più la morte ci sembrerà una cosa positiva (Ro 8.20-24; 2 Co 5.6-8).

2. Perdonare e chiedere perdono: la sicurezza del perdono è un sasso essenziale per attraversare il fiume. Infatti, La Parola dice che il peccato è il dardo della morte (1 Co 15.56). Perciò, dobbiamo avere una coscienza pulita e chiedere perdono per il male che abbiamo fatto.

Talvolta, purtroppo, non è più possibile chiedere perdono alle persone che abbiamo offeso. Tuttavia, dobbiamo chiedere perdono a Dio, pensando che tutti i peccati sono peccati contro di Lui principalmente (Sal 51.4) e che Lui ha il potere di rimediare a tutti gli effetti del male . È anche importante perdonare le offese che non abbiamo mai perdonato. Altrimenti, Satana potrà venire a turbarci nei momenti difficili del passaggio della nostra morte con una cattiva coscienza.

Senza il peccato, la morte non è più un castigo ma solo un passaggio.

3. Fissare lo sguardo su Cristo: siamo morti in Lui (1 The 4.16)

Ciò significa affidare al Signore i cari che lasciamo indietro e appropriarci di tutte le promesse e privilegi che abbiamo in lui. Vuole dire capire e meditare su quello che Egli ha fatto per noi alla croce e quello che fa adesso per noi.

La morte non ha più potere su di lui ! (Ro 6.9).

Queste cose sono perfettamente riassunte nella prima domanda del catechismo di Heidelberg:

Domanda 1: Qual è la tua unica consolazione in vita e in morte ?

È che, in corpo ed anima, sia in vita che in morte, io appartengo non a me stesso ma a Gesù Cristo il mio fedele salvatore. Con il suo prezioso sangue, Egli ha perfettamente pagato per tutti i miei peccati e mi ha liberato da ogni potere del diavolo.

Egli si prende cura di me talmente bene che non può cadere dalla mia testa neppure un capello senza che il Padre mio celeste lo voglia e che anche ogni cosa deve concorrere alla mia salvezza.

Perciò, Egli mi assicura attraverso il suo Santo Spirito di avere la vita eterna e mi dà la volontà e la disposizione a vivere ormai per Lui, amandolo di tutto cuore.

(Vedere: 1 Co.6.19-20; Ro 14.7-9; 1 Co 3.23; 1 P. 1.18-19; 1 Gv 1.7, 3.8; Eb 2.14-15; Gv 6.39, 10.28-29; Mt 10.30; Lu 21.18; Ro 7.22, 8.14-16,28; Ef 1.13-14)

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