La preparazione alla morte era un tema molto comune negli scritti cristiani dei secoli passati. Ad esempio, il tema si riscontra spesso nei sermoni o ne gli scritti dei riformatori. Abbiamo sermoni di Lutero su questo tema e il primo riassunto sistematico di teologia riformata scritto in francese (il “Sommaire” di Guillaume Farel del 1529) contiene un capitolo dedicato proprio a questo tema. Si diceva comunemente che il gran daffare del cristiano era “preparasi a muorire”.

Oggi, invece negli ambiti evangelici, non si parla spesso della morte. Molti non vogliono pensarci. Ma cosa dobbiamo pensare di un cristiano che non ha il coraggio di pensare alla morte ? Cosa rivela sulla qualità e la sostanza della sua fede ?

Altri ritengono che la sicurezza della salvezza che abbiamo in Cristo rende questo tema inutile. Non è così. La morte è un passaggio ineluttabile e difficile per tutti noi. Siamo esseri di carne ed ossa e non possiamo che provare un certo timore davanti alla prospettiva della morte del nostro corpo. Pertanto, ci conviene prepararci a questo passaggio avvalendoci delle promesse che abbiamo in Cristo.

Per capire appieno quali sono le promesse e garanzie del Vangelo su cui appoggiarsi, mi sembra che sia necessario porci due altre domande:

Perché moriamo ?

Cosa succede quando moriamo ?

L’obiettivo di queste meditazioni è acquisire una giusta visione della vita presente e della morte. L’Apostolo Paolo dice che “la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria.” (2 Co 4.17). E’ un’affermazione importante perché ci ricorda che la visione giusta di questa vita, dal punto di vista di Dio, e’ l’opposto della nostra: a noi sembra che questa vita presente sia importante, tangibile, significativa, mentre la vita eterna sia lontana, irreale ed astratta. Invece è il contrario: questa vita presente è effimera mentre quella a venire è reale e concreta.

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