Questa frase proviene dal famoso versetto della seconda lettera di Pietro (2 P 1.20) nella traduzione della CEI. Secondo l’interpretazione Cattolica di questo versetto, la Scrittura non può essere interpretata dai singoli credenti. Invece, l’unica interpretazione autorevole va fatta dalla Chiesa Cattolica come istituzione, ovvero il cosiddetto “magistero della Chiesa”. In questa breve riflessione propongo di evidenziare alcuni problemi che tale interpretazione solleva.

Inanzitutto, si potrebbe fare notare l’incoerenza logica di tale argomentazione: al credente viene proposta l’interpretazione di un versetto della Bibbia… che vieta l’interpretazione personale della Bibbia. Ma andiamo oltre e evidenziamo tre difficoltà:

  1. La traduzione del greco

La traduzione di questo versetto non è facile. Il verbo usato nel greco è “ginomai”. Il testo dice letteralmente che le Scritture profetiche non “ginomai” da un’interpretazione privata. Questo verbo molto comune significa “accadere, venire alla luce, diventare, essere nato etc.” Quindi il senso più logico sarebbe piuttosto quello della Nuova Riveduta: “nessuna scrittura profetica proviene da un’interpretazione (o “spiegazione”) personale.” Pietro farebbe quindi riferimento piuttosto all’origine della profezia, non alla sua interpretazione. La traduzione “va soggetta” non è impossibile ma è più problematica. In ogni caso, come sempre nell’interpretazioen biblica, il contesto è determinante.

  1. Il contesto

Il contesto immediato del versetto sembra confermare la traduzione della Nuova Ruiveduta: il versetto si collega chiaramente a quello che Pietro dice prima dal v.16, cioè il discorso dell’autenticazione della Scrittura. Pietro non parla dell’interpretazione sbagliata della Scrittura, anche se nel capitolo seguente denuncierà anche i falsi profeti che distorcono la Scrittura (2.1). Invece, nei v.16 a 20 del primo capitolo, Pietro parla dell’origine divina delle profezie. Pietro sta dicendo che lo stesso Dio che ha parlato ai profeti dell’Antico Testamento ha parlato anche agli apostoli:

“…siamo stati testimoni oculari della sua maestà.” (v.16)

“…e noi l’abbiamo udita questa voce che veniva dal cielo, quando eravamo con lui sul monte santo.” (v.18)

Nello stesso modo, i profeti “hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo.” (v.21)

Quindi Pietro non fa riferimento all’interpretazione delle profezie da parte dei fedeli ma alla loro origine divina ed infallibile. I profeti non hanno semplicemente ricevuto una parola dal Signore ma l’hanno interpretata infallibilmente (ad esempio nel caso di sogni). Inoltre, i profeti non si sono inventato la profezia: essa non proviene dalla loro immaginazione ma da Dio. Lo stesso è accaduto con gli apostoli. Pertanto la testimonianza degli apostoli è affidabile, come quella dei profeti dell’Antico Testamento.

  1. Il riferimento alla Chiesa

Va anche sottolineato il carattere anacronistico dell’interpretazione cattolica di questo versetto. Anche ammetendo che Pietro parlasse dell’interpretazione delle profezie da parte dei credenti, è evidente che non ci sia nessun riferimento ad una qualsiasi autorità ecclesiastica centrale visto che essa non esisteva. Pietro sta semplicemente ribadendo che l’insegnamento degli apostoli è autorevole perché essi hanno avuto il privilegio unico di essere i testimoni di Cristo.

L’insegnamento degli apostoli è autorevole anche perché corrisponde all’insegnamento dell’Antico Testamento: infatti, i credenti di Berea facevano esattamente quello che la Chiesa Cattolica dice di non fare: esaminavano ogni giorno le Scritture per vedere se l’insegnamento dell’apostolo Paolo era vero (At 17.11). Se l’insegnamento dell’apostolo Paolo veniva soggetto all’autorità della Scrittura da parte dei credenti dell’epoca, tanto più i credenti di oggi devono farlo con l’insegnamento che ricevono.

L’unica successione apostolica che ci sia non è una successione di persone ma di dottrina: la nostra dottrina deve essere in conformità con l’insegnamento apostolico che troviamo nelle Scritture. Come i credenti di Berea, è nostra responsabilità assicurarci che sia così. Questa è una responsabilità collettiva che esercitiamo insieme come chiesa e con l’aiuto dello Spirito Santo.

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