La particolarità più notevole della lettera è l’escatologia. Nel Nuovo Testamento l’escatologia è soprattuto “orizzontale”, ovvero cronologica: si distinguee fra “l’età presente” e quella “futura”, prima e dopo la croce; si pensa in termini di “promessa” e “adempimento delle promesse.”

Anche nella lettera agli Ebrei, ritroviamo questa concezione orizzontale (vedere 1.1 e 1.4.) ma la lettera insiste sopratutto sull’aspetto presente del regno di Dio. Il regno futuro è presente ed i cristiani vivono nel futuro. Quello che Cristo ha conquistato è disponibile adesso.

1.2: “alla fine di questi giorni” Cristo è venuto. Questo si riferisce al concetto degli ultimi giorni dell’Antico Testamento (Isa 2.2, Dn 10.14). La prima venuta del figlio è la fine dei giorni, quindi siamo nel futuro adesso! Ciò viene confermato da 9.26.

Infatti Ebrei parla poco del ritorno di Cristo (solo in 9.28, 10.25, 36-37)

2.5: mondo futuro = salvezza v.3 (termine geografico)

6.5: si può gustare le potenze del mondo futuro (per fede)

Gerusalemme celeste futura (13.14) ma già presente (12.22).

Sabato: possibilità di entrarci adesso. 4.9-4.10.

Realizzazione del sabato della creazione. Vero senso: perfetta communione con Dio in mondo armonioso.

Tuttavia, la specificità della Lettera agli Ebrei è di contraporre non un mondo presente ed uno futuro ma il carattere inadeguato di uno e perfetto dell’altro. (Escatologia “verticale”)

È il contributo più originale della lettera: l’autore ci invita a pensare anche in termini verticali, cioè quello che è permanente in tutta la storia della redenzione. Quindi, il contrasto principale non è fra “prima”/”dopo” o “presente/”futuro” ma fra “alto”/”basso”.

Infatti Ebrei ci aiuta a rispondere a una domanda cruciale per capire la Bibbia: Su che cosa è basata l’unità dei due testamenti ? Cosa c’è in comune fra i due ? Come erano salvati i credenti nell’Antico Testamento ?

Risposta: c’è una sola realtà spirituale, permanente. Quindi un solo popolo e un solo culto.

Ebrei lo esprime con opposizione fra I concetti di “ombra” / “realtà” (due sfere): v.10.1: contrasto chiaro.

Per Ebrei, in tutta la storia umana, c’è una coesistenza fra ombra e realta. Non ombra dall’Antico Testamento al Nuovo ma ombra dal cielo sulla terra. Quindi Cristo rappresenta la sostanza della realtà celeste.

Questa contraposizione è particolarmente feconda per pensare al tabernacolo e agli sacrifici in relazione a Cristo. Il vero tabernacolo non è quello di Mosè ma quello che c’è nei cieli: 8.2. Quello terrestre è una raffigurazione: 9.24. Cristo è anche lui entrato in un tabernacolo ma quello sostanziale: cioè la perfetta presenza di Dio senza la separazione del peccato.

Il tabernacolo e gli utensili sono delle copie. Infatti, a Mosè è stato chiesto di farlo secondo il modello mostrato (Es 25.40): 8.5.

Conseguenza: 9.23. I sacrifici purificano solo copie (8.5 “upodeigma” = “copie”, non “simboli”) delle cose celeste, non la sostanza. Anche i sacerdoti sono una copia: 8.5 sono una raffigurazione e prefigurazione di Cristo. Quindi tutto il sistema è un’ombra: 10.5.

Anche il riposo non era “quello vero” (4.8-9).

Ecco perché c’è un paradosso di fondo: lo spargimento di sangue di animale era necessario per il perdono ma insufficiente (9.22 – 10.4) Il sangue di Cristo è quello vero.

Ma la cosa fondamentale è che la realtà è sempre esistita. Il sacrifico di Cristo ha un valore eterno. La nuova alleanza cosi forte che si applica retroattivamente. Infatti, c’è una forte consapevolezza dell’eternità nella lettera (5.9, 9.12, 9.14, 9.15, 13.20).

 Pertanto, il contrasto fondamentale non tanto passato / presente / futuro ma ombra / realtà spirituale. Sia prima e dopo la croce. Quello che è apparso “dopo” nella storia redentiva era “prima” delle copie ! Ad esempio, il tabernacolo di Mosè era solo un tipo benché fosse apparso prima nella storia e Cristo è l’antitipo (la realtà che il tipo rappresentava)

Tutto questo e applicazioni importantissime per noi:

Illusione del ritualismo.

Tutta la lettera denuncia una certa idea della religione: il ritualismo, cioè l’idea di poter venire nella presenza di Dio compiendo riti esterni (sacrifici, preghieri etc.) Critica devastante: il ritualismo non è nel mondo reale ma in quello delle ombre. A questo, la lettera oppone la realtà interiore della fede.

Concetto della fede come realtà interiore.

In Ebrei la fede è soprattutto una relazione. Quello che conta è la realtà interiore. Il capitolo 10 cita il Salmo 40 perché coglie proprio quest’aspetto.

Inoltre, per la lettera, la fede significa vedere. Paolo distingue fra camminare per fede e per vista. Ma per l’autore di Ebrei la fede è il pricipio di spiritualizzazione che ci mette in contatto con realta eterna. Stessa cosa per credenti AT. (“Upostasis” 11.1)

Gli “eroi della fede” nel capitolo 11 non sono esempi di fede perché hanno fatto grande cose ma perché ci mostrano in cosa consiste la fede: essere in contatto con la realtà spirituale eterna (per loro futura): v.13 “Per fede” = vedevano le realtà celeste (vediamo meglio !)

Noi oggi abbiamo la stessa fede: 4.2 “A noi come a loro”.

Oggi la redenzione è più chiara, adempiuta sulla croce. Ma stessa redenzione prima.

La fede fa incontrarsi il presente e il futuro.

Concezione particolare della rivelazione.

1.1: Chiaro che religione è frutto di revelazione divina.

Ma anche revelazione intesa come relazione personale. È significativo il modo in cui Ebrei cita le Scritture: non dice mai “E’ scritto” ma “Dio disse”. Insiste su una rivelazione parlata.

Concetto dell’Alleanza:

Concetto molto più presente in Ebrei che nel resto del NT. (19 volte). Perché è un concetto ideale per quello che vuole dire autore. La parola greca “Diatheke” significa sia: “testamento” (greco comune) che “alleanza” AT (Settanta). La parola è usata soprattutto nel senso di “alleanza” ma a volte anche nel senso di “testamento”, in particolare in 9.16-17: testamento reso operativo con la morte di Cristo.

La nuova alleanza è superiore perché la relazione con Dio interiorizzata per tutti, quindi afferra la “realtà”: Geremia 31. Quindi la vera religione è basata su una comprensione corretta del concetto di Alleanza e distrugge il ritualismo. La religione per la lettera è una consapevolezza di una communione con Dio basata su le promesse dell’alleanza e una purificazione rituale.

Spiritualizzazione AT (cristocentrica).

Ebrei ci da una chiave importante per interpretare AT. C’è un equilibrio fra interpretazione litterale e allegorica. Interpretazione Cristologica che prende fatti e promesse dell’AT sul serio ma guarda alla realtà teologica e tipologica, cioè Cristo. Questo non sminuisce il valore dell’Antico Testamento (Dio ha parlata -1.1. Non rimette in discuzione autorità o i fatti. Ma ne trae un’interpretazione spirituale. Permette ai credenti di basarsi sulle promesse, di appropriarli.

Dobbiamo cogliere l’essenza spirituale delle promesse, non cercare discernere adempimento letterale e futuro. L’escatologia non consiste nel cercare un adempimento futuro ma nel capire l’adempimento presente. La “fine dei giorni” è Adesso !

Ebrei si confronta con aspettative escatologiche sbagliate, in particolare, le persone ossessionate dall’escatologia.

L’aspetto simbolico delle profezie era già chiaro nell’Antico Testamento (Ezechiele 40 “qualcosa come una citta su un monte altissimo.”)

Ebrei 11.10, 16: Abramo aveva capito che la sostanza della promessa era una terra celeste nella quale sono tutti i credenti. Gerusalemme celeste: 12.18-24: Ci siamo adesso.

Ebrei rigetta e condanna qualsiasi dicotomia fra promesse “terrestre” e “celeste”.

Dobbiamo vivere nel mondo della realtà. L’escatologia sbagliata commette lo stesso errore del ritualismo: confonde l’ombra con la realtà.

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