La bibbia parla molto della saggezza, soprattutto della saggezza che dobbiamo ricercare (Proverbi).

Ma parla anche molto della saggezza di Dio. Le due saggezze sono legate perché Dio è fonte di saggezza e la vuole condividere.

La saggezza è un concetto concreto. Implica la capacità di prendere decisioni giuste e fare scelte giuste secondo le circonstanze. Include anche l’idea di usare i mezzi giusti per raggiungere il proprio scopo.

Questa definizione si può applicare anche a Dio. Qual’è lo scopo ultimo di Dio: glorificare sé stesso attraverso il suo amore per noi, ovvero, avere una comunione con noi basata sulla nostra fede ed ubbidienza.

Dio è onnisciente ed onnipotente; quindi è saggio di natura.

La bibbia ci insegna che la saggezza di Dio si manifesta in almeno quattro modi diversi:

Nella creazione

Vedere Pv 3.19; Sal 104.24; Ge 10.12.

Vedere anche Giobbe: 9.4, 12.13, 36.5 (in 36.5, l’ebraico dice letteralmente “potente in forza di mente”).

In Genesi 1, si vede la saggezza di Dio nell’ ordine e nella diversità della creazione.

Pertanto, la bibbia presenta il peccato e la morte come il contrario dell’ordine: ad esempio Giobbe 10.22.

Questo mondo è sottosopra, è il contrario dell’ordine voluto da Dio nella sua saggezza: Isa 5.20, cantico di Hanna etc.

Nella provvidenza

Ad esempio la storia di Giuseppe: Gn 50.19-20.

Ritroviamo l’idea di usare mezzi sorprendenti (incluso il peccato) per raggiungere il proprio scopo.

Altro esempio: la salvezza finale degli Ebrei: Paolo non può fare a meno di lodare Dio per la sua saggezza: Ro 11.33.

Nella croce

Manifestazione ultima della saggezza di Dio: 1 Co 1.20-25; 2.6-9:

La croce è una follia perché rappresenta l’opposto di quello che a noi sembra logico e saggio.

Nella chiesa

Vedere Ef 3.10. La chiesa manifesta la saggezza di Dio alle potenze spirituali. Questo ci dovrebbe fare meditare sull’importanza della chiesa (incluso la nostra chiesa locale!) nel piano di Dio.

Quindi la bibbia insegna che la saggezza Dio è reale anche se nascosta.

Ciò non deve sorprenderci dato la nostra piccolezza ed il nostro peccato. Quindi, se tale è la saggezza di Dio, cosa deve essere per noi la saggezza?

– Ubbidire ai suoi comandamenti: primo riferimento alla saggezza in Dt 4.6.

– Sapere condurre propria vita con saggezza pratica.

È nostra responsabilità come figli di Dio. Non basta “pregare”, bisogna anche comportarsi con saggezza.

– Sapere distinguere fra due volontà di Dio, quella rivelata a noi e quella nascosta: cioè dobbiamo accettare che non capiamo perché Dio fa o permette certe cose.

Eccl 8.17 ci dà un insegnamento essenziale al riguardo:

“Allora ho scrutato tutta l’opera di Dio e ho visto che l’uomo è impotente a spiegare quello che si fa sotto il sole; egli ha un bell’affaticarsi a cercarne la spiegazione; non riesce a trovarla; e anche se il saggio pretende di saperla, non però può trovarla.”

In altre parole, anche se è normale e comprensibile chiedersi perché Dio permette certe cose, dobbiamo capire ed accettare il fatto che non sempre Dio ci rivelerà la sua volntà. In particolare, l’esistenza del male rimane un mistero per noi.

Questo è l’insegnamento profondo del libro dell’Ecclesiate, insegnamento non sempre capito:

L’Ecclesiaste non insegna che la vita non ha senso senza Dio ma che anche con Dio la vita può sembrare talvolta priva di senso.

L’Ecclesiate si rivolge in primo luogo al popolo di Dio !

Pertanto, la saggezza per noi consiste non nel capire perché Dio fa le cose ma fidarsi di lui malgrado il fatto che non capiamo.

 

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