1. Al direttore del coro.[1] Sulla Ghittea.[2] Salmo di Davide. SIGNORE, Signore nostro, quanto è magnifico il tuo nome in tutta la terra, tu che hai posto la tua maestà nei cieli.
  1. Dalla bocca dei bambini e dei lattanti hai stabilito una forza, a causa dei tuoi nemici, per ridurre al silenzio il nemico e il vendicatore.
  2. Quando guardo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai disposte,
  3. che cos’è l’uomo perché tu lo ricordi? Il figlio dell’uomo perché te ne prenda cura[3]?
  4. Eppure tu l’hai fatto solo di poco inferiore a Dio[4], e l’hai coronato di gloria e d’onore.
  5. Tu lo hai fatto dominare sulle opere delle tue mani, hai posto ogni cosa sotto i suoi piedi:
  6. pecore e buoi tutti quanti e anche le bestie selvatiche della campagna;
  7. gli uccelli del cielo e i pesci del mare che percorrono i sentieri dei mari.

9. SIGNORE, Signore nostro, quanto è magnifico il tu

[1] Vedere nota in Salmo 4.1.

[2] La parola ebraica “gitit” è la forma feminile di “gat” che significa “torchio per vino” ed è anche il nome di una città dei filistei. Forse la parola fa riferimento ad uno strumento musicale, alla città oppure ad una melodia.

[3] Lett. “che tu lo visiti”. Il verbo “paqad” ha il senso generale di “visitare” e si usa solitamente in riferimento ad un intervento di Dio che cambia lo stato o la vita di qualcuno. È usato sia nel senso di “prendersi cura” che nel senso di “punire”.

[4] La versione greca (la Settanta) ha tradotto “elohim” con “angeli” ed è la traduzione che cita l’autore della lettera agli Ebrei in Eb 2.9.

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