1. Al direttore del coro. Per strumenti a corda.[1] Su ottava.[2] Salmo di Davide.
  2. SIGNORE, non rimproverarmi nella tua ira, non castigarmi[3] nel tuo furore.
  3. Abbi pietà di me, SIGNORE, perché sono sfinito; guariscimi, SIGNORE, perché sono tutto tremante.[4]
  4. Sono molto ansioso[5]; e tu, SIGNORE, quando, oh quando[6]…?
  5. Ritorna, SIGNORE, liberami[7]; salvami, a causa del tuo amore fedele.[8]
  6. Perché nella morte non c’è memoria[9] di te; nel soggiorno dei morti chi ti celebrerà ?
  7. Io sono esausto a forza di gemere; ogni notte inondo di pianto il mio letto e bagno di lacrime il mio giaciglio.
  8. L’occhio mio si consuma di dolore, indebolisce a causa di tutti i miei nemici.
  9. Via da me, voi tutti malfattori; perché il SIGNORE ha sentito il mio pianto.[10]
  10. Il SIGNORE ha ascoltato la mia supplica, il SIGNORE accoglie[11] la mia preghiera.
  11. Tutti i miei nemici si vergogneranno e tremeranno[12] moltissimo; si vergogneranno di nuovo[13] in un attimo.[14]

[1] La parola ebraica “neghinah” sembra riferirsi a musica o canzone accompagnate da strumenti a corde. In altri contesti, tale parola sembra avere il significato negativo di “canzone beffarda” (Sal 69.12, Giobbe 30.9, La 3.14)

[2] Oppure “sullo strumento a otto corde”

[3] Verbo “iasar” che significa anche “disciplinare”. Il sostantivo derivante da questo verbo, “musar”, è usato spesso nel libro dei Proverbi con il senso di “istruzione” (ad esempio in Pv 1.2)

[4] Lett. “le mie ossa sono tremanti o impaurite”. In ebraico biblico, le ossa rappresentano spesso la persona intera. Il verbo “bahal” significa solitamente essere terrificato o tremare. Lo stesso verbo viene usato nel versetto seguente

[5] Lett. “la mia vita è ansiosa/ tremante”. La parola “nephesh”, solitamente tradotta “anima” significa piuttosto “vita”. Spesso, simboleggia la persona intera come qui e non è necessario tradurla. La traduzione “anima” non è soddisfacente in quanto evoca per noi un contrasto con il corpo, concetto del tutto estraneo all’Antico Testamento. Nell’Antico Testamento l’uomo non ha un’anima; piuttosto l’uomo è un’anima. Tra l’altro, anche gli animali sono una “nephesh” (Gen 1.20)

[6] Lett. “fino a quando”

[7] Lett. “libera la mia “nephesh””

[8] Ebraico “hesed”. La parola “hesed”, una parola fondamentale dell’Antico Testamento, non ha equivalenti nelle nostre lingue moderne. Include sia l’idea di amore e bontà che l’idea di lealtà, fedeltà o affidabilità. È spesso, ma non sempre, usata nell’ambito dell’alleanza. La traduzione proposta in questi salmi è “amore fedele”.

[9] La parola “memoria” è usata in parallelo con “celebrare” e signfica di più che semplicemente ricordarsi.

[10] Lett. “la voce del mio pianto”.

[11] Oppure “accoglierà”

[12] Stesso verbo “bahal” tradotto “tremante” nel versetto 3 e “ansioso” nel versetto 4

[13] Espressione difficile da tradurre. Lett. “torneranno e si vergogneranno”. Il verbo “shuv” (tornare) potrebbe significare “andare via dal salmista”, “voltare le spalle” ma il verbo significa solitamente “girarsi verso”, come nel v.5. È spesso usato per eprimere il ravvedimento. Un’altra possibilità, adottata qui, è di prendere “shuv” come avverbio con il significato “di nuovo”. Vedere Gen 26.18 per un uso simile di “shuv” con un altro verbo.

[14] Questo versetto potrebbe anche essere tradotto come un desiderio (“si vergognino…etc.”). È stato tradotto così nella versione greca della Settanta

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