La fedeltà di Dio è uno dei suoi attributi più belli e più importanti per noi. Viene spesso menzionato, specialmente, ma non solo, nell’Antico Testamento.

Perché la fedeltà di Dio è un attributo cosi importante per noi ? Per due motivi.

Innanzitutto perché siamo infedeli ! Proprio perché siamo peccatori, mutevoli e inaffidabili abbiamo bisogno di un Dio che sia l’esatto contrario ! Anzi, siccome siamo mutevoli ed inaffidabili, facciamo fatica a concepire che Dio possa essere fedele ed affidabile.

In secondo luogo, Dio è onnipotente e noi siamo impotenti. Perciò se Dio non si legasse a noi con delle promesse e se non fosse affidabile, non si potrebbe avere una relazione con Lui basata sulla fede. Ciò condurebbe al fatalismo.

Pertanto, la sua fedeltà viene esaltata nella sua Parola e spesso ricordata.

La fedeltà di Dio è radicata nella sua immutabilità.

L’immutabilità di Dio

Dio è spirito, è infinito ed eterno. Pertanto non cambia mai, vive nell’eternità. (Es 3.14, Isa 57.15). In che senso Dio non cambia ?

Non cambiano i suoi modi di fare: Nu 23.19, 1 Sam 15.29.

Non cambiano i suoi piani ed i suoi obiettivi: Att 4.28.

Quindi non cambiano la sua Parola e le sue promesse: Isa 40.8; Sal 119.89-90.

Ancora oggi, Cristo è lo stesso; non cambia: Ebrei 13.8

Quindi, quando la Bibbia dice che Dio non può mentire (Tito 1.2), è in senso letterale: sia la sua natura che la sua giustizia impediscono a Dio di cambiare e di mentire.

Pentimento ?

Pertanto, come dobbiamo intendere i brani dell’Antico Testamento dove si dice che Dio si pente ? (ad esempio Giona 3.10, 1 Sam 15.11) È un modo di dire per esprimere il fatto che Dio cambia il modo in cui ci tratta in risposta ad un nostro cambiamento di attitudine. Ma questo cambiamento accade sempre nell’ambito di ciò che Dio ha stabilito. In realtà, Egli non cambia ma la sua interazione con noi è descritta come un “cambiamento” per darci dignità, per farci capire che le nostre decisioni hanno conseguenze e che siamo esseri moralmente responsabili.

Gen 6.6 è forse un po’ più difficile ma è chiaro che, in quel particolare brano, il “pentimento” di Dio è legata all’idea di tristezza. Non possiamo capire cosa pensa e sente Dio ed il suo “sentire” viene descritto in termini umani.

In ogni caso è chiaro che il concetto del pentimento di Dio non era un problema per il popolo di Dio nell’Antico Testamento. Lo si vede, ad esempio, nel fatto che nel capitolo 15 di 1 Samuele, lo stesso verbo tradotto “pentirsi” è usato in senso opposto nel giro di pochi versetti: nel v.11 , Dio “si pente” di avere scelto Saul come re e nel v.29, Dio afferma che non si pente mai. La tensione fra le due affermazione è altrettanto palese per l’autore ed i lettori dell’epoca come per noi oggi e possiamo quindi concludere che il concetto viene usato in due modi diversi.

La predestinazione

In ogni caso, Paolo dice esplicitamente che, per quanto riguarda la salvezza degli eletti, Dio non cambia idea. Anzi dice di più: dice che Dio prende decisioni esclusivamente su la base della sua volontà:

In Efesini 1.11 dice:

In lui siamo anche stati fatti eredi, essendo stati predestinati secondo il proposito di colui che compie ogni cosa secondo la decisione della propria volontà…

Cosa intende Paolo quando dice che Dio compie ogni cosa “secondo la decisione della propria volontà”? Intende dire che, al contrario di noi, Dio non è influenzato da circonstanze esterne alle sue decisioni. Non è influenzato nè da avvenimenti, quali che essi siano, nè dalle nostre azioni.

È importante sottolinearlo perché oggi, la maggior parte dei cristiani evangelici comprende il concetto di predestinazione nel senso che Dio sa in anticipo chi crederà e elegge le persone sulla base della loro fede da lui prevista in anticipo. Ma in questo versetto, Paolo dice esplicitamente che non è così. Dio non prende decisioni secondo quello che facciamo noi ma secondo “la propria volontà”. Immaginare che Dio decidesse di salvare gli uomini sulla base della loro fede prevista in anticipo vorrebbe dire che Dio prende decisioni sulla base di qualcosa o qualcuno esterno a lui stesso. In tal caso non sarebbe più immutabile.

Paolo dice ovviamente la stessa cosa in Romani 8 (v.28 “secondo il suo disegno”).

Pertanto, la dottrina della predestinazione è una dottrina radicata nell’immutabilità di Dio ed è per quello che ci incoraggia e ci da tanta certezza !

Esodo 34.6-7

Questo è uno dei testi chiave dell’intero Antico Testamento e viene spesso citato, soprattutto nei Salmi. L’accumulazione di aggettivi esprime il fatto che Dio è buono e generoso di natura. Arrabbiarsi e punire non è qualcosa che Egli fa volontieri, non è nella sua natura. In particolare, la parola tradotta “bontà” nella Nuova Rivedutta è una parola importante (“hesed”) che non si può tradurre adeguatamente. Eprime sia l’dea di amore che di fedeltà, generalmente nell’ambito di un’alleanza. Viene usato più di 240 volte nell’Antico Testamento (ad esempio, Sal 5.7, 6.4, 13.5 etc.). La parola tradotta “fedeltà” (“emet”) da cui deriva la parola “amen”, esprime l’idea di stabilità (come una sedia solida sulla quale ci si può sedere). Insieme, le due parole “bontà e fedeltà” sono una formula che esprime il fatto che la fedeltà di Dio è un suo attributo fondamentale e la nostra relazione con Lui è basata su delle promesse che Egli ha sia il potere che la volontà di mantenere.

La nostra salvezza è radicata nella fedeltà di Dio

L’immutabilità di Dio si traduce in promesse. Infatti, il modo fondamentale in cui Dio si rivolge agli uomini è l’alleanza. L’essenza del concetto di alleanza è il fatto che Dio si lega a noi con delle promesse. Come diceva Sant’Agostino, Dio non è nostro debitore ma rende il nostro debitore attraverso le sue promesse.

La nostra salvezza è basata sulla fedeltà di Dio. Ciò significa che i credenti dell’Antico Testamento erano salvati sualla stessa base di noi. A volte ci si chiede come sono salvati coloro che hanno vissuto “prima di Cristo”. Come noi, per fede nella fedeltà e l’amore di Dio. Il sacrificio di Cristo ha ovviamente un valore retroattivo. Inoltre, è importante capire che il sacrificio di Cristo è solo il mezzo della nostra salvezza (il mezzo con il cui si risolve il problema del peccato). La base della salvezza è la fedeltà e l’amore di Dio.

Pertanto, anche se dopo la croce capiamo meglio come Dio possa perdonare ed essere giusto allo stesso tempo, siamo essenzilamente nella stessa situazione dei credenti dell’antica alleanza. Possiamo dire come Davide “Per amor del tuo nome, o SIGNORE, perdona la mia iniquità, perché essa è grande.” (Sal 25.11)

La fedeltà di Dio garantisce anche la nostra santificazione, il superamento delle prove, la nostra comunione con Cristo e la protezione dal nemico: vedere 1 Co 1.9; 1 Co 10.13; Fil 1.6; 2 Thes 3.3

Applicazione per noi

Ovviamente la fedeltà di Dio è sorgente di incoraggiamento. Le nostre preghiere sono basate sulla fedeltà e sulle promesse Dio. Questo è la differenza fra fede e superstizione: la superstizione cerca di manipolare la divinità con dei “trucchi”; la fede prega un Dio sovrano sulla base delle sue promesse.

La fedeltà di Dio è anche una sfida. Dio si aspetta la stessa cosa da noi. Infatti, l’altra faccia della fedeltà di Dio è la sua “gelosia”: Es 20.5; 34.14; Gioele 2.18. Gelosia per la sua gloria e per noi. Anche noi dobbiamo essere geloso per Dio ! Nu 25.11, Gv 2.17.

Non per niente la nostra relazione con Dio è descritta come un matrimonio.

Cosa vuole dire per noi essere geloso e zelante per Dio ?

Con quali cose siamo tentati di essere infedele a Dio ?

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