1. Al direttore del coro.[1] Per flauti.[2] Salmo di Davide.
  2. Porgi l’orecchio alle mie parole, SIGNORE, sii attento ai miei sospiri.[3]
  3. Odi il mio grido d’aiuto mio Re e mio Dio perché prego te.
  4. SIGNORE al mattino tu ascolti la mia voce; al mattino dispongo un sacrificio [4] ed aspetto con impazienza.[5]
  5. Infatti tu non sei un Dio che si compiace l’ingiustizia; presso di te il male non può dimorare.
  6. Gli arroganti[6] non reggono alla tua presenza[7]; tu detesti tutti i malfattori.
  7. Tu distruggi i bugiardi; il SIGNORE aborrisce l’uomo sanguinario e ingannevole.
  8. Ma io, grazie all’abbondanza del tuo amore fedele,[8] entro nella tua casa e mi inchino con timore verso il tuo tempio santo.[9]
  9. SIGNORE guidami nella tua giustizia a causa di coloro che mi spiano[10]; spiana la tua via davanti a me;
  10. perché non c’è niente di sincero nella loro bocca,[11] fomentano piani di distruzione[12]; la loro gola è una tomba aperta, la loro lingua è subdola.
  11. Condannali[13], o Dio! Che cadano nei loro imbrogli ![14] Scacciali per tutte le loro trasgressioni, perché si sono ribellati contro di te.
  12. Si rallegrino tutti quelli che confidano in te; gridino di gioia per sempre. Stendi la tua protezione[15] su di loro affinché coloro che amano il tuo nome si rallegrino in te, perché tu SIGNORE benedici il giusto; lo circondi[16] con il tuo favore come uno scudo.[17]

[1] Vedere nota no.1 sotto Salmo 4.1.

[2] La parola “nekhilot” si riferisce probabilmente ad uno strumento a fiato fatto da una canna vuota.

[3] La parola “hagig” può essere tradotta “sospiro” o “meditazione”. Si riferisce ad un mormorio appena udibile. La parola appare solo qui ed in Sal 39.3 ma deriva dalla stessa radice del verbo usato in Sal 1.2 e Sal 2.1.

[4] Frase difficile. Il verbo ebraico “ ‘arakh” significa “disporre in rango, allineare” e non è seguito da nessun oggetto. Il verbo non è mai usato per le preghiere ma è usato per la disposizione della legna sull’altare (Lev 6.5, Nu 28.4) quindi il salmista si riferisce probabilmente ad un’invocazione che accompagna il sacrifico mattutino. In ogni caso, l’idea è quella di un’invocazione formale al Signore.

[5] Oppure “osservo attentamente”. Il verbo ebraico “tsafah” esprime l’idea di attendere o osservare con attenzione o desiderio (una risposta, un nemico etc.)

[6] Oppure “gli stolti”. La parola “holelim” potrebbe essere il participio presente di due verbi omonimi “halal”; uno significa “lodare” o “vantarsi” e l’altro “essere stolto, insensato”.

[7] Lett. “davanti ai tuoi occhi”.

[8] La parola ebraica “hesed”, una delle parole più importanti dell’Antico Testamento, non ha equivalente nelle nostre lingue moderne. Include sia l’idea di amore e bontà che l’idea di lealtà, fedeltà o affidabilità. È spesso, ma non sempre, usata in relazione all’alleanza. La traduzione proposta in questi salmi è “amore fedele”.

[9] Oppure “entrerò… mi inchinerò”. Questo versetto 8 è il versetto centrale del salmo. Afferma la gloria del vangelo: possiamo presentarci davanti a Dio non a causa delle nostre opere ma grazie all’amore e alla fedeltà di Dio. Il Nuovo Testamento spiegherà come Dio possa essere sia giusto che misericordioso. Una volta ammessi alla presenza di Dio, non c’è altro da fare che adorarlo con timore.

[10] La parola ebraica “shorer” è generalemente tradotta “nemico” ma il verbo “shur” ha il significato di “guardare”, “fissare” quindi si tratta di nemici che osservano il giusto per colpirlo.

[11] Nel testo ebraico massoretico “la sua bocca”, ma nella versione greca della Settanta, nella versione Siriaca, nel targum e nella volgata di Girolamo “la loro bocca”. Il plurale sembra giusto visto il contesto.

[12] Lett. “nelle loro interiora, distruzione.” La parola “qerev” significa le interiora dell’animale o generalmente la parte interna del corpo. È spesso usata per esprimere i pensieri profondi di una persona. Qui la parola “qerev” e’ in gioco di parole con la parola che segue “qever” (tomba).

[13] Lett. “dichiarali colpevoli”.

[14] Oppure “dai loro imbrogli”. Qui il verbo “cadere” può esprimere sia il mezzo della caduta che il risultato.

[15] Il verbo “khasa” significa “coprire”, “isolare”, “rendere inavvicinabile”.

[16] Oppure “ci circondi”

[17] La parola “tsina” si riferisce ad uno scudo largo e pesante che copriva probabilmente tutto il corpo (vedere 1 Sam 17.7). È quindi una bella immagine della protezione di Dio verso coloro che confidano in Lui.

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