Daniele: Un libro importante

Il libro di Daniele ha un messaggio urgente per la chiesa di oggi. Ci insegna che Dio preserva il suo popolo in un mondo ostile. Oggi più che mai viviamo in un mondo ostile a Cristo e alla sua chiesa ed è necessario riascoltare il messaggio di Daniele. Per apprezzare il libro di Daniele, occorre ricordarsi di due cose:

Un libro di Storia

È un libro di Storia, non di storie. Non è un libro di storie per la scuola domenicale; non è un libro fatto per divertirsi con profezie enigmatiche. È un libro radicato nella storia.

La data menzionata nel primo versetto è il 605 a. C. Si tratta della prima deportazione delle tribù del nord. Giuda e Beniamino cadranno nel 586 a. C., circa 20 anni dopo.

Anche noi viviamo a Babilonia

È un libro che ci parla perché descrive una società come la nostra: noi viviamo a Babilonia.

La Babilonia del VI secolo a. C sembra distante ma è una società simile alla nostra in tanti modi: una società sofisticata, colta, multiculturale, multietnica e multireligiosa.

Babilonia era la città più grande del mondo conosciuto di quel tempo ed ogni porta della città portava il nome di una divinità.

Era una società con una facciata di sofisticazione e di diversità che nascondeva una volontà di uniformizzare il pensiero delle persone, di sottometterle ai propri idoli e, soprattutto, un’ostilità manifesta verso il Dio di Abraamo.

Infatti, teniamo presente che nell’originale ebraico “Babilonia” si dice “Babel”, esattamente come la Babel di Gn 11. Non a caso nel libro dell’Apocalisse Giovanni ha scelto il nome di Babilonia per simbolizzare la società di questo mondo ostile a Cristo ed alla sua chiesa.

La sfida per il popolo di Dio è di resistere ed essere fedele. Nel capitolo 1 in particolare, la sfida è di non conformarsi al mondo. Questo capitolo illustra l’esortazione di Paolo in Ro. 12.2. non dobbiamo conformarci perché il nostro Dio è fedele.

Non conformarti a questo mondo…

L’idea del re di Babilonia era di rieducare i giovanni appartenenti all’elite dei popoli conquistati per trasformarli in Babilonesi. Lo scopo era di impedire ai popoli conquistati di ribellarsi: se si fossero dimenticati della loro identità, non si sarebbero ribellati.

Quindi Daniele ed i suoi amici (probabilmente adolescenti di circa 15/16 anni) furono sottomessi ad un programma di “riprogrammazione” per dimenticare la loro identità, soprattutto religiosa: i loro nomi che fanno riferimento al Dio della Bibbia (“el”, Dio, oppure “ia”, il Signore) vennero cambiati con nomi che fanno riferimento a divinità Babilonesi.

Una scelta decisiva

I vv.7/ 8 sono decisivi: c’è un contrasto fra le due decisioni di questi versetti che risalta fortemente nell’ebraico in quanto lo stesso verbo (“sim” = “stabilire”) viene usato in entrambi.

Letteralmente “il capo degli eunuchi stabilì loro altri nomi… ma Daniele stabilì in cuor suo di non…”

Daniele decise di resistere. La sua decisione si focalizzò sul cibo per motivi che non sono interamente chiari a noi ma la cosa importante e che mangiare questi cibi era un compromesso con la lealtà al Dio d’Israele, compresso che Daniele si rifiutò di accettare.

Quattro lezioni importanti per noi

Corriamo lo stesso pericolo oggi. La stessa forza spirituale (Satana) è all’opera nella nostra società e cerca di “addormentarci” e farci dimenticare la nostra identità cristiana. Questa società cerca di modellarci ad essere conformi ai suoi idoli. Tutto quello che sentiamo, guardiamo, leggiamo tende ad influenzarci affinché pensiamo ed agiamo come tutti gli altri.

La nostra sopravvivenza come cristiani è nella memoria.

Il nostro comportamento dipende dal fatto che ci ricordiamo chi siamo. Il mondo non lo sa chi siamo (1 Gv 3.1) ma tocca noi ricordarcelo. Non perdiamo la nostra identità. La Bibbia dice che coloro che sono in Cristo sono diversi: “messi da parte”, “sigillati”. Quindi la scusa “lo fanno tutti” non è accettabile per noi.

La nostra sopravvivenza come cristiani è nella volontà.

Comincia lì. Io voglio essere fedele al mio Dio. La fedeltà non è una questione di sentimenti ma di volontà. La vera fedeltà è nella durata. Molti pensano a Daniele come un eroe (la fossa dei leoni !) ma l’eroismo suo è nella durata: v.21: il primo anno di Ciro è il 539 av. C. cioè più di 60 anni dopo. Daniele è rimasto fedele tutta la sua vita. È significativo che la Bibbia non dica niente di negativo su Daniele (al contrario di Abraamo o Davide per esempio).

Dobbiamo essere fedeli con l’atteggiamento giusto

Daniele agisce con determinazione ma anche tatto e gentilezza: v.9 & 12 (vedere anche 2.14): Dio interviene ma Daniele fa la sua parte con atteggiamento giusto. Non predica nessun sermone, non pontifica ! Fa una proposta ragionevole.

È facile rispondere con aggressività o impulsività quando siamo messi in difficoltà per la nostra fede. È facile giudicare o pontificare.

È un fatto triste che si può essere cristiano e antipatico. Siamo fedeli ma non antipatici !

Daniele ha trovato un equilibrio difficile: non si vergogna, è fiero della sua fede. Allo stesso tempo agisce con tatto e grazia.

…perché Dio è fedele.

La nostra fedeltà sarebbe del tutto inutile se Dio non fosse sovrano e fedele. Questo capitolo proclama la sovranità e fedeltà di Dio in vari modi; fedeltà a Daniele ed al popolo di Dio in generale.

Dio è in controllo

Dio è sovrano sulla storia. V.2 è chiaro. Nessuno storico oggi oserebbe scrivere “Dio diede tale re’ nelle mani di x” ma ciò riflette la realtà di ciò che accade ed accade tuttora.

Dio è fedele in modo invisibile per il mondo

Tutto il capitolo dimostra che Dio agisce e “dà”: vv..2, 9, 17. Sappiamo riconoscere questa fedeltà nella nostra vita ?

Dio è fedele fino alla fine.

V.21 è significativo. Perchè menziona il primo anno di Ciro ? Non è perché Daniele morì in quell’anno. Sappiamo che non è cosi perché Daniele ebbe altre visioni il terzo anno di Ciro (10.1). È perché il primo anno di Ciro è quello dell’inizio del ritorno di Israele nella sua terra (vedere Esdra, capitolo 1). Non solo Daniele è stato fedele ma anche Dio è stato fedele al suo popolo durante tutta la sua permanenza a Babilonia e fino al ritorno nella terra. Lo sarà anche per noi.

Guardiamo !

Questa settimana apriamo gli occhi intorno a noi e guardiamo tre cose:

Guardiamo il mondo cosi com’è: viviamo a Babilonia, una città ostile a Cristo.

Guardiamo noi stessi come siamo. Facciamo parte del popolo di Dio. Non dimentichiamo la nostra identità.

Guardiamo la mano di Dio nelle nostre vite. Egli ci accompagna. Sappiamo riconoscere la sua fedeltà nella nostra vita.

 

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