Il battesimo dello Spirito Santo secondo la teologia carismatica

Avendo parlato dell’opera dello Spirito Santo, mi è sembrato opportuno proporre una critica della dottrina del “battesimo dello Spirito Santo” secondo la teologia carismatica. Secondo questa teologia, il battesimo dello Spirito Santo è un’esperienza spirituale che accade dopo la rigenerazione del credente ed il cui segno esteriore è il “parlare in altre lingue.”

Molte persone credono che tale dottrina sia vera perché pensano di avere vissuto un’esperienza simile a quella descritta nel Nuovo Testamento. Tuttavia, non dobbiamo basare la nostra dottrina sulle esperienze (nostre o altrui) ma, al contrario, dobbiamo analizzare le nostre esperienze alla luce della Parola di Dio.

Importanza dell’argomento

Si tratta di un argomento molto importante, non solo perché una parte sostanziale del mondo evangelico crede ed afferma tale dottrina ma anche perché questa dottrina ha delle conseguenze profonde sul modo di vedere il cammino di fede del credente. Infatti, se questa dottrina è giusta, occorre ricercare l’esperienza. Del battesimo dello Spirito Santo. Non desiderarla costituisce una disubbidienza nei confronti di Dio. Se invece questa dottrina è, come credo, sbagliata il suo insegnamento può avere delle conseguenze negative molto profonde nella vita cristiana e nella chiesa

Definizione del battesimo dello Spirito Santo

La confessione di fede delle chiese ADI mi sembra un buon punto di partenza per capire tale dottrina. Ne citerò alcuni passi importanti.

Definizione

Si tratta di “ un esperienza distinta e susseguente a quella della rigenerazione”.

Scopo / effetti

“Gli effetti del battesimo dello Spirito Santo si manifestano nel credente incoraggiandone la progressiva santificazione, cioè il continuo processo di separazione da tutto ciò che è malvagio e di consacrazione della propria vita a Dio, con l’offerta costante di ogni facoltà umana al dominio e al controllo dello Spirito Santo.”

Giustificazione Biblica

“Il battesimo dello Spirito Santo, come esperienza distinta e susseguente a quella della rigenerazione, è esplicitamente dimostrato dall’esperienza dei discepoli del Signore e dei cristiani dell’era apostolica.”

In altre parole, l’argomento per giustificare la dottrina del battesimo dello Spirito Santo è basato su tre presupposti:

  1. Gli apostoli hanno vissuto due esperienze distinte con lo Spirito Santo.
  2. I capitoli 8, 10 e 19 del libro degli Atti descrivono una simile doppia esperienza da parte dei primi credenti.
  3. Tali esperienze descritte nel libro degli Atti sono normative per noi, ovvero definiscono quello che tutti i credenti dopo la Pentecoste devono sperimentare.

Critica biblica della dottrina del battesimo dello Spirito Santo

Ritengo che questi tre pressuposti siano sbagliati per tre motivi:

(1) Gli apostoli erano in una fase storica unica e pertanto la loro esperienza non è ripetibile.

Gli apostoli erano in una situazione unica fra Antico Testamento e Nuovo Testamento e la loro esperienza dello Spirito Santo è in grande parte misteriosa e non ripetibile.

Ad esempio, vediamo l’azione dello Spirito Santo nei seguenti passi ? Mt 16.17 & 22; Gv 6.68; Luca 24.52-53. In che senso ? Erano convertiti ?

In Gv 20.22 Cristo soffiò su di loro e disse “ricevete lo Spirito Santo”. Questo significa necessariamente che l’abbiano ricevuto in tale momento o, come molti teologi pensano, che si tratti di una “parabola” concreta che simboleggia una verità spirituale futura, come, ad esempio il lavaggio dei piedi dei discepoli in Gv 13 ?

Ci sono delle difficoltà con questo testo: Tommaso non era lì. Ricevette anche lui lo Spirito Santo ?

In Gv 7.39, Giovanni dice che lo Spirito Santo non può venire finchè Cristo non è stato glorificato. Ciò significa finchè Cristo non è salito “in cielo”, come Cristo dice chiaramente in Gv 16.7 (“Se non me ne vado, il consolatore non verrà). Ora, subito prima di avere detto “ricevete lo Spirito Santo”, Gesù disse esplicitamente che non era ancora salito dal Padre (20.17).

Tutto questo ci insegna che l’azione dello Spirito Santo negli apostoli è stata molto complessa e misteriosa a causa della loro impostazione unica nella storia della redenzione. Sono stati con Cristo sia prima che dopo la Pentecoste. La Pentecoste stessa è stata un evento unico ed irrepetibile. Pertanto non è saggio costruire una dottrina sull’azione dello Spirito Santo nel credente di oggi basandosi sull’esperienza degli apostoli.

(2) L’azione dello Spirito Santo nel libro degli Atti è descritta in una prospettiva storico-geografica, non normativa.

In altre parole, Luca non intende descrivere l’esperienza di ogni credente. Intende descrivere come è avvenuto l’inizio e lo sviluppo della Chiesa dopo la glorificazione del Signore. Luca fa un discorso storico e geografico. Si vede come in due modi.

1. Si vede nella struttura della narrazione: Atti 1.8: 3 Cristo definisce le tappe fondamentali del programma per la chiesa: prima ebrei; poi samaritani; infine il resto mondo.

Perché i Samaritani ? Perché, come si evince dalla loro storia, non erano né completamente ebrei né non-ebrei. Erano una categoria a parte ed avevano una fede simile al giudaismo ma con notevoli differenze.

Ora il programma stabilito da Cristo in Atti 1.8 corrisponde alle esperienze “carismatiche” descritte nei capitoli 2, 8 e 10.

Lo scopo dell’azione dello Spirito Santo in Atti 2 era di adempiere alla profezia di Gioele 2 e di simboleggiare l’estensione del regno di Dio a tutte le nazioni (gli apostoli parlano lingue straniere che vengono capite da ebrei venuti da tutto il mondo)

Lo scopo dell’azione dello Spirito Santo in Atti 8 e 10 era di confermare che i samaritani ed i non-ebrei avevano ricevuto esattamente la stessa fede degli ebrei, avendo agito su di loro nello stesso modo e con gli stessi effetti di Atti 2. Era cruciale accertare che samaritani e non-ebrei avessero la stessa fede, altrimenti, varie chiese “cristiane” sarebbero apparse fin dall’inizio. È per questo che gli apostoli furnono inviati a posta per testimoniare dalle manifestazioni dello Spirito Santo. È per questo che “l’arrivo” dello Spirito Santo è stato “ritardato” nel caso particolare dei Samaritani. Era essenziale che gli apostoli fossero presenti. Si vede quanto ciò fosse importante nel fatto che l’apostolo Pietro ripete due volte che i non-ebrei hanno ricevuto la stessa fede (vedere Att 10.47 e 11.15 !)

Atti 19 è un caso particolare ma simile. Si tratta di “credenti” in una situazione storica unica. Hanno creduto nel messaggio di Giovanni Battista ma non hanno conosciuto nè Cristo nè lo Spirito Santo. Anche in questo caso, era importante che lo Spirito Santo agisse in modo identico.

2.  In secondo luogo, è chiaro che a Luca non interessa descrivere esperienze spirituali normative per noi perché ci sono molte differenze di dettaglio in questi avvenimenti.

– Lo Spirito Santo si manifesta dopo che “hanno creduto” in Atti 2 & 8 ma allo stesso momento in Atti 10 & 19.

– Lo Spirito Santo si manifesta prima del battesimo con l’acqua in Atti 10; dopo in Atti 8 & 19; in Atti 2 non sappiamo.

– Lo Spirito Santo si manifesta con imposizione delle mani in Atti 8 & 19; senza in Atti 2 & 10.

3) Il resto del Nuovo Testamento non insegna il battesimo dello Spirito Santo, anzi.

Non c’è traccia del battesimo dello Spirito Santo nel resto del Nuovo Testamento e neanche nel libro degli Atti. A parte i casi speciali di Atti 2, 8, 10 e 19, tutte le conversioni descritte nel libro degli Atti non comportano nessun segno di “doppia esperienza”. La conversione più significativa del libro (raccontata tre volte), quella di Paolo, non menziona il parlare in lingue.

Tutto il Nuovo Testamento enfatizza l’unità dei credenti ed il fatto che lo Spirito Santo è presente in tutti nello stesso modo.

1 Co 12.13 non dice solo che siamo stati TUTTI abbeverati dallo Spirito Santo ma dice anche quando: quando siamo stati uniti al corpo di Cristo.

Tutto il capitolo 8 della lettera ai Romani insiste sulla dimensione comunitaria dello Spirito Santo (contare quante volte Paolo usa la parola “TUTTI”). O si ha lo Spirito Santo o non lo si ha.

Gli Effetti del battesimo dello Spirito Santo.

Contrariamente a quello che afferma la dottrina del battesimo dello Spirito Santo come definita nella confessione di fede ADI, il Nuovo Testamento non insegna mai che un qualsiasi battesimo dello Spirito Santo sia necessario per la santificazione. Di nuovo, vedere Ro 8.9-17 etc.

Il discorso del “parlare in lingue”.

Non posso trattare qui il tema delle lingue in dettaglio. Senza entrare nel merito della natura delle lingue nel Nuovo Testamento e della loro eventuale cessazione, notiamo soltanto che, contrariamente a quanto affermato nella confessione di fede ADI:

  1. Il parlare in lingue non è mai associato ad una qualsiasi santificazione.
  2. In 1 Co 12.30, Paolo dice chiaramente che non tutti parlano in lingue (senza sottintendere che coloro che non parlano in lingue siano da biasimare). Pertanto, il parlare in lingue non può essere il segno di un’esperienza susseguente alla rigenerazione che tutti possono sperimentare.
  3. Paolo inserisce il suo discorso sull’amore in mezzo al suo discorso sui doni spirituali (1 Co 12 a 14) apunto per chiarire che nessun dono “carismatico” è necessario per raggiungere l’eccellenza nell’amore cristiano.

Applicazione

Oltre a non essere conforme all’insegnamento biblico, la dottrina carismatica del battesimo dello Spirito Santo comporta delle conseguenze potenzialmente molto negative, quali:

  1. Una gerarchia cristiana. Intenzionalmente o no, tale dottrina divide i cristiani in cristiani di prima e di seconda classe. Questo è non solo sbagliato ma nocivo alla fede ed alla vita di chiesa. L’espressione “pieno vangelo” che si sente dire spesso è un esempio chiaro dell’attitudine di superiorità che può derivare da una tale dottrina (gli altri Cristiani hanno forse un “mezzo vangelo” ?)
  2. Il focus sbagliato: tale dottrina incita i credenti a focalizzarsi su di loro invece che su Cristo o la chiesa. Conduce ad una concezione egocentrica della fede.
  3. La mancanza di fiducia: questo focus sbagliato può condurre, e spesso conduce, a mettere la propria fede nelle nostre esperienze personali piuttosto che nel sacrificio perfetto di Cristo. La nostra relazione con Dio non dipende da una qualsiasi esperienza spirituale. L’unica fonte di fede e di stabilità deve essere la morte sostitutiva di Cristo per noi. Il focus sulle esperienze spirituali conduce spesso alla depressione spirituale quando tali esperienze non sono all’altezza che desideriamo.
  4. Una visione sbagliata della vita cristiana: il credere ed il ricercare esperienze spirituali come il battesimo dello Spirito Santo è il segno di una visione sbagliata: il cristianesimo non è la fede del “miracoloso” e la vita cristiana non è fatta di esperienze spirituali esaltanti. Al contrario, la fede cristiana è la fede della vita quotidiana: camminare umilmente con Dio. La ricerca di una vita spirituale esaltante conduce alla depressione.
  5. Una falsa dicotomia fra mente e spirito. In particolare, il fascino per esperienze come il parlare in lingue “estatiche” è basato sul presupposto sbagliato che le esperienze “emotive” indescrivibili sono più profonde e valide che la comprensione intelletuale delle verità bibliche. Invece, la distinzione che fa la bibbia non è fra mente ed emozione ma fra la natura adamica e quella rigenerata. L’uomo intero viene rigenerato (Mc 12.30), mente e spirito insieme.

Quali “esperienze” dobbiamo ricercare ?

Certamente dobbiamo ricercare di crescere nella fede, nella consapevolezza del nostro peccato e della santità di Dio. Dobbiamo chiedere l’aiuto dello Spirito Santo e, sicuramente, avremo momenti di maggiore consapevolezza spirituale. In questo senso, dobbiamo ricercare molti “battesimi dello Spirito Santo”.

Tali “esperienze” però sono sempre legate alla parola di Dio perché lo Spirito Santo agisce sempre in stretta armonia con la Parola. Notate ad esempio come Paolo, in Ef 5.18-21, descrive gli effetti dell’essere “ricolmi di Spirito Santo” (Ef 5.18) ed in Colossesi 3.16-4.1 descrive gli stessi effetti per quello che chiama “ la Parola di Cristo abita in voi”. Nell’azione dello Spirito Santo nel credente, viene sempre sottolineata l’ubbidienza ed il servizio per gli altri, non le esperienze personali.

Infine, dobbiamo insistere sul fatto che i doni sono per il bene della chiesa e non per uso personale. Pertanto, chiedersi quali sono i nostri doni significa chiedersi quali doni servono nella mia chiesa, nel mio contesto preciso, e non chiedersi quali doni vorrei (meditare su 1 P 4.10-11). Se avessi un “dono delle lingue” a cosa servirebbe alla mia chiesa ?

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