Il governo del popolo di Dio nel paese: qualche riflessione sulla monarchia.

Il popolo di Dio e’ unico e, pertanto, ha un modo di governo unico: la teocrazia (le altre nazioni sono delle monarchie). Dio regna direttamente: 33.5 “è re in Jeshurun”.

Dio guida il suo popolo, tramite profeti e preti, specialmente profeti (Mosè poi Giosuè (cap 31)).

È interessante come Dio “sceglie” i suoi servitori secondo il capitolo 18: Dio sceglie i sacerdoti & leviti come “categoria”: ha scelto la tribù di Levi (18.5) ma sceglie profeti individualmente: “fa sorgere i profeti” (18.15). Nessuna “dinastia” o “tribu”. I profeti sono scelti per guidare il popolo (18.16: affinché il popolo non muoia !). Sono mediatori con un doppio ruolo: proclamare la legge ed intercedere per il popolo.

Quindi il governo del popolo di Dio sembra chiaro: teocrazia, Dio regna tramite profeti. Questo pone la questione delicata della monarchia. Come capire Deuteronomio 17.14-20 che spiega cosa fare quando il popolo chiederà un re? Questo brano può sembrare problematico perché non si dovrebbe chiedere un re ! A questo punto sono in disaccordo con Wright quando dice, nel suo commentario, che non c’è niente di male nel chiedere un re, se cosi fosse non sarebbe stato previsto. Wright pensa che sebbene il popolo d’Israele abbia chiesto un re con motivazioni sbagliate in 1 Samuele 8, ciò non vuole dire che non si possa chiedere. Tuttavia, mi sembra chiaro che chiedere un re è sempre una mancanza di fede. Già con Gedeone (Giu 8.22-23) poi 1 Sam 8.7: (“Hanno rigettato me”). Ciò è confermato dal v.14: “Voglio fare come tutte le nazioni che mi circondano”. Ecco, questo sarà la motivazione che, secondo il Deuteronomio, è sbagliata fin dall’inizio! Il popolo di Dio è stato chiamato ad essere diverso; pertanto “lo fanno tutti” non può mai essere una scusa accettabile. La spiegazione migliore per DT 17.14-20 è questo miscuglio di idealismo e realismo tipico dal Deuteronomio: Dio dice cosa si deve fare e cosa si dovrà fare quando il popolo avrà disubbidito !

Le istruzioni contenute in 17.14-20 sono interessanti: la monarchia deve essere diversa / unica: Nelle altre nazioni il re è un personaggio religioso, “divinizzato”. Non in Israele. Il re sarà diverso: un “fratello”, scelto da Dio, umile e fedele, ubbidiente alla legge (quindi soggetto ai profeti !) L’adempimento della visione DT e’ in una persona che rappresenti tutte le figure del potere: Gesù Cristo è il vero profeta, sacerdote e re.

Gesù è il profeta degno di Mosè: Pietro applica DT 18.18 a Gesù in Atti 3.22-23. Ma e’ un profeta speciale: Mosè e’ stato nominato perché Dio faceva paura (Es. 19). Gesù Cristo e’ profeta per dare accesso al padre: “Chi mi ha visto ha visto il Padre”.

L’adempimento e’ già sottinteso dal Deuteronomio. Notate il paradosso: Mosè è il modello perfetto: 18.15 (Dio farà sorgere un profeta come me”) pero 34.10 “Non c’è mai più stato un profeta simile a Mosè”.

Ma Gesù e’ anche un perfetto re: Israele chiede un re per mancanza di fede ma questa richiesta conduce alla promessa di 2 Sam 7: Un re eterno sul trono di Davide. (+ Salmo 2 ecc.). Avere un re’ ha avuto conseguenze per Israele: il re e’ stato trattato da Dio come un rappresentante del popolo di Dio. Quindi il popolo e’ stato benedetto o (più spesso !) maledetto a secondo dell’atteggiamento e della fedeltà del re. Gesù è re come lo voleva Dio secondo Dt 17: “fratello”, (salvezza viene dagli ebrei) umile, ha messo diligentemente in pratica la parola. Quindi vediamo ancora una volta come Dio possa usare l’infedeltà del popolo (nella richiesta di un re) per donare benedizioni eterne al suo popolo.

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