Alcuni temi del libro:

Attributi di Dio.

Unico, incomparabile e potente. (3.24, 4.35, 10.17 ecc.) Non solo Dio è l’unico Dio ma ha “dato” gli altri dei alle nazioni ! (colpisce 29.25-26). La sua potenza si esercita sopra le nazioni, l’universo e anche la storia. Vedere 4.24, 35; 10.14; 32.39. Questo rende Dio unico rispetto alle concezioni della divinità nell’oriente antico.

Questo fatto è importante perché mette in evidenza la differenza fondamentale fra il Dio del Deuteronomio e gli dèi del paganesimo. I sistemi pagani antichi erano tutti politeisti con decine di dèi. Questi dèi erano per la maggior parte personificazioni delle forze della natura o di funzioni cosmiche. Facevano parte della natura senza nessun carattere morale. La loro volontà poteva essere manipolata tramite rituali (che spesso riproducevano un mito originale) di modo che impartissero il beneficio desiderato. In queste religioni nessuna interpretazione morale degli eventi, anzi nessuna interpretazione coerente, era possibile perché nessuno di questi dèi governava la storia.

La prerogativa che esprime meglio il concetto di potenza è la capacità di scegliere. Quindi il potere di Dio trova la sua massima espressione nell’elezione di Israele: 7.6-8; 10.15.

Affidabile e fedele. Il libro sottolinea l’infedeltà d’Israele e la fedeltà di Dio. (ad esempio, 1.29-32).

Questo significa un legame fondamentale fra il parlare ed il fare: il Dio che parla, che si rivela ed il Dio che ha agito. È proprio perché Egli ha agito che ci possiamo fidare.

Giusto. Ciò vuole dire fedele per ricompensare e punire (7.9; 28.15-68). Imparziale ed incorruttibile (10.17). La sua giustizia richiedere la punizione del peccato e delle nazioni corrotte (9.4-5) e determina gli standard da applicare per i giudici in Israele (16.18-20). È Lui il vero giudice (dietro il giudice umano): 24.13-15.

Quindi, il futuro del popolo di Dio non è determinato dalla magia, dalla divinazione o dalla fatalità ma dall’etica: ubbidienza o disubbidienza a un Dio fedele e giusto.

Misericordioso. Senza la sua misericordia non ci sarebbe speranza per i peccatori. La sua misericordia è la base del futuro ristabilimento di Israele (4.31; 30.8-9)

I Rapporti del popolo di Dio con le nazioni.

Il Deuteronomio parla molto degli altri popoli (“le nazioni”). A prima vista, il libro esprime una certa ambivalenza. Da una parte un messaggio positivo: Israele deve essere un esempio e una benedizione per le nazioni (4.6-8). Dio ha anche dato una terra ad altre nazioni (capitolo 2 Moabiti, ammoniti…). Dall’altra parte, le nazioni sono una trappola per Israele e Dio commanda di annientarle.

Quest’apparente contraddizione si risolve quando ci rendiamo conto che il libro fa una distinzione fra le nazioni in Canaan e fuori. In Canaan: le nazioni vanno distrutte a causa della loro malvagità. Sono una trappola per Israele che è chiamato ad essere un popolo santo. Una volta eliminate queste nazioni in Canaan, le altre nazioni sono viste in una luce più positiva: c’è la possibilità per alcuni di fare parte di Israele (23.3-8: Ammoniti e Moabiti no ma Edomiti sì…e anche gli Egiziani !). Quindi le altre nazioni possono unirsi al popolo di Dio e questo è l’inizio del compimento della benedizione ad Abraamo (vedere anche Ester 8.17). Questa distinzione fra le nazioni dentro e fuori Canaan si ritrova anche nelle regole della Guerra (20.10-17).

Il giudizio sulle nazioni di Canaan è un tipo del giudizio che avverrà nell’ultimo giorno. Vedere 1 Pie 4.17.

Considerazioni generali sulla legge (capitoli 12-26).

Le prescrizioni della legge sono troppo numerose e troppo complesse per essere descritte seppur brevemente. Ricordiamo solo come dobbiamo comprendere queste leggi dal punto di vista teologico. Tradizionalmente (e giustamente) le leggi del pentateuco sono classificate in 3 categorie: leggi morali, civili, e cerimoniali (culto.). L’idea si trova già in Tommaso d’Aquino (Summa. vol 1 Q. 99); poi in Calvino (Istituzione IV.20.15) ecc. È riassunta bene dal grande teologo riformato italiano Francesco Turretini:

Le leggi morali riguardano gli Israeliti come uomini; quelle cerimoniali le riguardano come la chiesa dell’Antico Testamento aspettando il messia promesso; quelle civili come un popolo specifico, il quale nella terra di Canaan deve avere un ordine sociale (res pubblica) adatto alla propria specificità e natura… quindi le leggi morali sono lo scopo ultimo delle altre.”

Quindi le leggi “morali” sono le regole di carattere generale, universale, anche se non ci sono sanzioni sociali (ad esempio i 10 comandamenti). Includono il rispetto verso Dio e verso il prossimo, ad esempio “non opprimere lo straniero o l’orfano (24.17). Le leggi civili sono le regole specifiche all’organizazzione del popolo di Dio all’epoca e punite dalle autorità giudiziarie. Le leggi cerimoniali sono quelle che riguardano il culto o il servizio di Dio (sacrifici, purità ed impurità).

La legge morale è eterna ed è ancora valida oggi. La legge cerimoniale è stata compiuta da e in Cristo (aveva un senso tipologico, quindi il sacrifico di Cristo la rende inutile – vedere la Lettera agli Ebrei); rimane un esempio per noi della santità di Dio. Per la legge Civile (e penale) bisogna distinguere: non è più applicabile perché il popolo di Dio ha cambiato natura con la venuta di Cristo: infatti, il popolo non è più una nazione distinta dalle altre nazioni ma distinto nelle nazioni. Tuttavia, tale legge viene spesso applicata alla chiesa del Nuovo Testamento in un modo diverso, consone alla sua natura spirituale. Vedere per esempio come Paolo applica Dt 13.5 alla chiesa in 1 Co. 5.13: “toglierai il male di mezzo a te” è un principio sempre applicabile al popolo di Dio ma la pena di morte è stata sostituita dalla scommunicazione. In effetti, nel giorno del giudizio, essere fuori della chiesa di Cristo implichera’ una condanna definitiva.

Quindi dobbiamo leggere le leggi del Deuteronomio cercando di capire la funzione e l’obiettivo di una regola nella società di Israele all’epoca e chiedersi qual è l’esigenza morale per noi. Ad esempio, Dt 22.8 non si applica direttamente a noi in quanto non abbiamo necessariamente delle terrazze sul tetto delle nostre case ma la condanna implicita della negligenza e il disprezzo per gli altri vale per tutti i tempi. Le leggi di culto ci incitano a ringraziare Cristo di avere adempiuto la legge morale e subito il castigo da esse simboleggiato.

Un esempio significativo: Deuteronomio 15, l’anno di remissione. Ogni sette anni, tutti i debiti devono essere cancellati. L’idea centrale è quella della liberazione e della fratellanza, un concetto che riconduce al patto: quelli che sono stati liberati dalla schiavitù non possono diventare nuovamente schiavi (e’ interessante notare che il v. 12 dice letteramente “un fratello, ebreo o ebrea”)

Il Deuteronomio è unico nel proporre una visione sia idealista che realista: questo è illustrato da un’apparente contraddizione nel capitolo 15: v.4: “non vi saranno poveri” – V.1 1: ci saranno sempre poveri.

La promessa e’ legata alla fedeltà ed all’ubbidienza. In realtà, v.4 è un ordine. Tuttavia, Dio sa che non verrà rispettato (conf. Ger 34.8-21) quindi ci saranno sempre delle persone vulnerabili. D’atronde, questo capitolo si compie nella chiesa e Luca è molto chiaro al riguardo facendo riferemito a tale brano in Atti 2.44-45 e sopratutto 4.34. In Atti 4.34 il “vi sarà” del Deuteronomio è sostituito da “non c’era”. L’ideale del Deuteronomio è compiuto nella chiesa del Nuovo testamento ! Il principio rimane: non ci devono essere poveri nel popolo di Dio. Le benedizioni di Dio sono per tutti.

 

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