Cosa intende Paolo quando dice che coloro che « ha preconosciuto » li ha pure « predestinati » ?

Questo brano ha suscitato molti interrogativi nella storia della chiesa. Malgrado le diverse interpretazioni, la grande maggioranza della chiesa ha da sempre accettato il fatto che Paolo dicesse chiaramente che Dio ha scelto dall’eternità chi vuole salvare. Tuttavia, al giorno d’oggi, la spiegazione più diffusa di questo brano è che Dio, essendo omnisciente, sa in anticipo chi crederà (« ha preconosciuto ») e quindi ha « predestinato » alla salvezza coloro che crederanno. Tale interpretazione permette di « sbarazzarsi » della questione spinosa della predestinazione ma è chiaramente sbagliata per almeno quattro motivi.

  1. È ovvio che Dio sa in anticipo chi crederà o no. Tutti i destinatari della lettera dell’Apostolo Paolo davano questo fatto per scontato. Paolo, ispirato dallo Spirito Santo, non scriveva per dire cose ovvie ma per rivelare cose che non potremmo sapere senza rivelazione divina. Inoltre, a Paolo non interessa fare discorsi filosofici sull’omniscenza di Dio ma un discorso concreto sul « meccanismo » della salvezza.
  2. Tale interpretazione ignora lo scopo pastorale della lettera e del capitolo 8 in particolare : il capitolo è scritto per riassicurare i credenti Romani sulla certezza della loro salvezza. Essi possono essere sicuri che lo Spirito Santo porterà a termine l’opera che ha iniziato in loro e niente potrà separarli da Dio. Ora, il fatto che Dio sappia in anticipo chi crederà non dà nessuna fiducia e nessun conforto. Che cosa m’importa che Dio sappia chi sarà salvato ? Quello che m’importa è sapere se io sarò salvato oppure no. Invece, sapere che Dio mi ha scelto per la salvezza è una sorgente di grande incoraggiamento.
  3. Nella Bibbia il verbo « conoscere » quando si applica a Dio, non ha mai soltanto il significato di « conoscere » ma sempre il significato forte di « scegliere » e « prendere cura in un modo particolare ». Il verbo viene chiaramente usato in tale senso nell’Antico Testamento : Esodo 2.25 dice (nel testo originale) « Dio vide i figli d’Israele e li conobbe. » Vedere anche, ad esempio, Genesi 18.19, Geremia 1.5 o Amos 3.2 dove « conoscere » significa chiaramente « scegliere ».

Paolo utilizza esattamente lo stesso verbo greco (tradotto qui « preconosciuto ») due capitoli dopo (11.2) nel senso di « scegliere ». Pietro usa lo stesso verbo nello stesso senso (1 P. 1.20). Vedere anche 1 Co 8.3 e Gal 4.9.

  1. Paolo continua il suo ragionamento dicendo che coloro che ha « preconosciuti », li ha anche « predestinati » e « chiamati ». Cosa significa se non che Dio interviene ed agisce in loro in qualche modo ? È inutile « predestinare » e « chiamare » coloro che possono credere da soli.

Il verbo tradotto « predestinare » viene usato sei volte nel Nuovo testamento ed include l’idea di scegliere e mettere da parte : Ac 4.28, 1 Co 2.7, Ef 1.5,11. Il fatto che tale verbo significhi « scegliere » e mettere da parte » è anche ovvio dal brano in oggetto : Paolo dice che quelli che ha « predestinati » li ha anche « chiamati ».

Il verbo « chiamare » può talvolta significare la proclamazione del vangelo in un senso generale (come in Mat 22.14) ma quando riguarda persone precise, significa un azione speciale di Dio necessaria per la salvezza e che Dio non compie per tutti. È particolarmente illuminante il modo in cui l’apostolo utilizza il verbo « chiamare » in questa lettera : 4.14 ; 9.7 (letteralmente « in Isaaco sarà chiamata una discendenza »), 9.12 ; 9.24, 25, 26. Vedere anche 1 Co 1.8-9.

Infine, Paolo continua il suo discorso e dice qual’è il risultato di questa chiamata : la giustificazione e la glorificazione. Questi sono termini che paolo spiega in più dettagli altrove. Coloro che sono chiamati ricevono il dono della fede (Fil 1.29) tramite il quale possono essere uniti a Cristo. Il risultato è che sono giustificati (dichiarati giusti) e glorificati (assicurati della loro santificazione)

I versetti 28-30 sono di una notevole densità di pensiero. Un lettore attento rimane colpito dall’argomentazione serrata dell’apostolo. Il fatto che un tale argomento sia stato elaborato semplicemente sulla base dell’idea che Dio sappia in anticipo chi crederà sembra piuttosto riduttivo. Il discorso di Paolo è che Dio interviene per salvare quelli che ha scelti. Lo esprime con i verbi « predestinare » o « chiamare ».

Va ribadito che Paolo parla in un’ottica pastorale. Quando accettiamo l’insegnamento di Paolo sulla scelta sovrana di Dio, allora possiamo fare nostro l’incorraggiamento dei versetti 31-39. Chi o che cosa potrà mai separarci dall’amore di Dio ? Nessuno, neanche noi stessi ! Non potremo mai perdere la nostra salvezza perché non siamo noi che abbiamo scelto Dio ma Dio che ci ha scelti.

Si sente talvolta dire che nessuno può separarci da Dio ma che possiamo comunque perdere la nostra salvezza se decidiamo di rinegare Dio (se « perdiamo la fede »). Ma tale idea è piuttosto ingenua e irrealistica. Nessuno si sveglia un giorno e decide di non credere più. Sono le sofferenze e le prove che possono minare la nostra fede. Ed è proprio per questo che Paolo, uomo concreto e grande pastore, non dice che gli eletti non « perderanno mai la fede » ma, piuttosto, elenca tutte le circostanze che potrebbero teoricamente distruggere tale fede ma che non lo faranno : « tribolazione, angoscia, persecuzione, fame, nudità, pericolo, la spada » !

Gloria a Dio il nostro salvatore !

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