Il contesto.

Paolo scrive per incoraggiare i Tessalonicesi a proposito dei loro famigliari credenti che sono morti. Infatti, sembra che i tessalonicesi aspettassero il ritorno imminente del Signore ed erano preoccupati per coloro che erano già morti: sarebbero stati salvati anche loro ? Paolo li riassicura: coloro che sono morti in Cristo hanno la stessa speranza dei vivi e risusciteranno anche loro. Anzi, coloro che vivono al momento del ritorno del Signore non precederanno i morti. Questa è l’idea con la quale devono “consolarsi” (v.18). Quindi dobbiamo tenere presente il fatto che Paolo non scrive per svelare dei misteri o per soddsfare la loro curiosità ma per riassicurare i destinatari sulla sorte di quelli che sono morti in Cristo.

Nell’ambito di questo discorso, Paolo afferma una cosa sorprendente: quando Cristo ritorna, i credenti saranno “rapiti sulle nuvole per incontrare il Signore nell’aria.” Il verbo tradotto “rapire” significa “strappare” o “portare via con forza”. Generalmente, il termine contiene sia l’idea di forza che l’idea di sorpresa. Viene usato 14 volte nel Nuovo Testamento, ad esempio in Mat 12.29, Gv 10.28 e 29, Ac 8.39, Giuda 23 ecc.

Quindi, la traduzione “rapire” sembra corretta ma il significato di un brano non dipende dal significato di una parola. Dobbiamo analizzare il brano nel suo contesto.

Cosa intende Paolo ?

Ci sono due possibilità: un’interpretazione letterale o simbolica.

Ipotesi 1: Interpretazione letterale:

Questo significa che (a) il Signore apparirà letteralmente nel cielo (e che, presumibilmente, il mondo intero lo vedrà scendere in un modo o nell’altro); (b) si sentirà una tromba nel cielo o un grande rumore come (o simile a) la voce di un arcangelo; (c) che i credenti saranno tirati verso l’alto e si avvicineranno al Signore ad un certo punto nell’atmosfera opurre che spariranno in qualche modo.

Tale interpretazione suscita delle perplessità. Una prima domanda sorge, sulla quale è importante riflettere: i credenti saranno rapiti per andare dove ? Coloro che favoriscono un’interpretazione letterale credono generalmente che i credenti andranno successivamente con il Signore “nel cielo” e spariranno dalla terra. Ma quest’idea suscita molti interrogativi:

  • Paolo dice che i credenti incontreranno il Signore “nell’aria” (v.17) ma non dice dove andranno successivamente. Pertanto, l’idea che andranno “in cielo” o che spariranno è solo un’ipotesi ed un’ipotesi che non sembra confermata dal contesto. Nello stesso brano, Paolo indica che il Signore “scenderà” (v.16), cioè che si dirigerà verso la terra. Nel capitolo precedente, Paolo ha appena detto che il Signore “verrà con tutti i suoi santi” (3.13).[1] Paolo descrive la venuta del Signore come un movimento verso la terra e non dice che scenderà fino a un certo punto per poi cambiare direzione e tornare verso il cielo.
  • È anche interessante notare che l’espressione greca tradotta “a incontrare” in v.17 (eis apantesin) è un’espressione poco comune che sembra indicare il fatto di andare ad accogliere qualcuno di importante. È usata solo due altre volte nel Nuovo Testamento e indica l’incontro per accogliere persone che vengono verso coloro che li accolgono.[2] Può darsi che Paolo usi semplicemente un’immagine suggestiva per dire che i credenti andranno ad “accogliere” il loro salvatore.
  • L’idea che i credenti andranno “nel cielo” è contrario al modo in cui la Bibbia usa il concetto di “cielo”. La Bibbia usa l’espressione “i cieli” non nel senso di un posto geografico ma nel senso di uno stato spirituale. Essere “nei cieli” non vuole dire essere invisibile o essere altrove ma è essere nella presenza perfetta di Dio.

Ad esempio, i cieli “si aprirono” durante il battesimo di Cristo e Stefano vide i cieli aperti durante la sua lapidazione (Atti 7). Paolo dice chiaramente che, con la sua risurreziuone, Cristo “si è seduto alla destra di Dio nei cieli.” (Ef 1.20). Inoltre, aggiunge che i credenti sono già adesso seduti con Cristo “nei cieli” (Ef 2.6). Nessun brano della Bibbia suggerisce che I credenti debbano sparire o dimorrare “nei cieli” o al di là della terra.

Ipotesi 2. Interpretazione simbolica

Paolo descrive in termine simbolico il fatto che nel giorno del ritorno di Cristo, da un momento all’altro, tutti i credenti entreranno nella sua presenza: cioè, avranno una consapevolezza perfetta della sua presenza e godranno di una comunione perfetta con lui.

Tale interpretazione ha lo svantaggio di non essere immediatamente ovvia per noi perché, nel nostro mondo moderno, non siamo più abituati ad esprimerci con simboli o immagine poetiche. Perciò, l’espressione di una verità tramite simboli o immagini poetiche ci sembra meno “vera” che un’espressione letterale. Tuttavia, simboli e poesia sono elementi essenziali della rivelazione biblica. Infatti, tale interpretazione sembra giusta perché:

  • È conforme alla visione biblica dei credenti su una terra rinnovata e conforme al concetto biblico di “cielo”. Inoltre, è anche conforme al modo in cui Paolo usa il verbo greco tradotto “rapire” per esprimere il fatto di essere nella presenza di Dio (2 Co. 12.2,4).
  • È conforme all’uso biblico di simbolismo apocalittico. Nei profeti dell’Antico Testamento ed a volte nel Nuovo Testamento gli autori usano uno stile detto “apocalittico” fatto di simboli per descrivere la realtà. In particolare, lo stile apocalittico usa frequentemente fenomeni atmosferici in una maniera simbolica per esprimere idee come la venuta del Signore o il giudizio (ad esempio, vedere Isa 13.10, Am 8.9, Gioele 2.30 ecc.) Anche Cristo ha usato questo stile (Mat 24.29,30).
  • In questo brano, sembra chiaro che Paolo usa imagini simboliche di tipo apocalittico. Ad esempio “La tromba” (Isa 27.13) oppure “Le nuvole”, immagine simbolica associata con la venuta di Cristo dalla profezia di Daniele (7.13). È difficile immaginare che Paolo abbia in mente una vera tromba o che Cristo e i credenti siano davvero su delle nuvole. Invece, una familiarità con il simbolismo apocalittico dei profeti dell’Antico Testamento (usato non solo da Giovanni nell’Apocalisse ma anche dal Signore in Matteo 24 ad esempio) chiarisce il modo in cui Paolo usa tale immagini.
  • È anche possibile che l’idea di incontrare il Signore “nell’aria” faccia riferimento al trionfo di Cristo su Satana che era considerato il principe “della potenza dell’aria”:Ef 2.2 (Vedere anche Mat 24.29.)

In conclusione, l’interpretazione letterale di questo passo comporta almeno due problemi importanti: ignora il simbolismo apocalittico di cui la Bibbia fa un uso abbondante e risulta eccessivamente speculativa in quanto ipotizza una scomparsa dei credenti di cui il brano stesso non dice nulla. È più saggio evitare di costruire una dottrina significativa su un brano unico, di interpretazione non facile e con elementi fortemente simbolici.

 

[1] Alcuni pensano che in 3.13, Paolo parli di un ritorno diverso da quello descritto nel capitolo 4 ma è ragionevole ipotetizzare che Paolo parli di due ritorni di Cristo diversi nello spazio di qualche versetto in una lettera, senza spiegazione ?

[2] Mat 25.6: “verso mezzanotte si levò un grido: “Ecco lo sposo, uscitegli incontro!“. Atti 28.15 “Or i fratelli, avute nostre notizie, di là ci vennero incontro sino al Foro Appio e alle Tre Taverne…

Annunci