Il Diaconato Femminile è Biblico?

La questione è dibattuta da molto tempo ma mi pare che, al giorno d’oggi, una maggioranza di commentatori evangelici diano una risposta positiva a questa domanda e, di fatto, molte chiese evangeliche nominano diaconesse. Eppure continuo a pensare che gli argomenti a favore del diaconato femminile siano piuttosto tenui e per nulla convincenti. Vediamo brevemente cosa dice la Parola di Dio al riguardo.

La difficoltà principale della questione viene dal fatto che la parola greca “diakonos” ed il verbo che ne deriva “diakoneo” sono usati in un senso molto generico con il significato di “servo/ servitore” e “servire” ma in altre occasioni nel senso più specifico di un incarico ufficiale.

Il più delle volte la parola “diakonos” è usata nel senso generico (Mt 20.26, 22.13, Gv 2.4, Ro 13.4 (tradotto “ministero” nella NR), 1 Co 3.5 etc.) Però la parola è evidentemente usata nel senso di un incarico ufficiale in Fil 1.1 e, soprattutto, in 1 Ti 3.8-13. Ad un certo punto nella chiesa primitiva, fra tutti i membri che “servivano” nella chiesa, alcuni furono riconosciuti ufficialmente con l’incarico ufficiale di “diacono.” Non sappiamo esattamente come ciò sia accaduto.

È interessante notare che l’episodio narrato in Atti 6.1-6 viene solitamente descritto come l’istituzione dei diaconi ma la parola “diakonos” non appare nel passo. Se questo passo narra davvero il primo incarico ufficiale di diaconi, possiamo notare che gli apostoli chiedono che siano nominati sette uomini, non donne, per provvedere alla distribuzione di cibo alle vedove.

La questione del diaconato femminile viene solitamente dibattuta intorno a due passi: Ro 16.1, nel quale Paolo parla di una donna (Febe) la quale è “diakonos” di una chiesa, e dall’insegnamento dallo stesso Paolo in 1 Ti capitolo 3.

Per quanto riguarda Febe, la questione è di sapere sei questa donna svolgeva un compito di “diakonos” come altri membri o aveva “l’incarico” ufficiale di diakonos. Non è possibile rispondere alla domanda perché non conosciamo le circostanze. Oggi però, viene dato per scontato che Febe avesse l’incarico di diaconessa ma non mi sembra affatto ovvio. È del tutto verosimile che l’incarico ufficiale non esistesse nemmeno in quel momento. Febe poteva benissimo svolgere vari compiti per conto della chiesa senza avere un incarico ufficiale, come tante donne facevano e fanno ancora oggi. È anche possibile che Febe fosse messaggera della lettera ai Romani e questo spiegherebbe perché Paolo la raccomanda alla loro attenzione. Alcuni affermano che Febe avesse l’incarico ufficiale perché la parola maschile “diakonos” è usata da Paolo e perché c’è un riferimento ad una chiesa specifica. Ma queste sono solo ipotesi e la realtà è che non sappiamo quale fosse la situazione.

Insomma, questo passo non mi sembra essere quello giusto per risolvere la questione. Penso che il modo giusto di farlo sia di concentrarci sull’unico passo che parla precisamente dell’incarico ufficiale dei diaconi, 1 Ti 3.8-13. Ma anche qui le cose non sono così semplici.

Il passo sembra diviso in tre parti:

  1. “ Allo stesso modo i diaconi devono essere dignitosi, non doppi nel parlare, non propensi a troppo vino, non avidi di illeciti guadagni; 9. devono custodire il mistero della fede in una coscienza pura. 10. Anche questi siano prima provati; poi svolgano il loro servizio se sono irreprensibili…
  2. ..Allo stesso modo siano le donne dignitose, non maldicenti, sobrie, fedeli in ogni cosa…
  3. 12…I diaconi siano mariti di una sola moglie, e governino bene i loro figli e le loro famiglie.  Perché quelli che hanno svolto bene il compito di diaconi, si acquistano un grado onorabile e una grande franchezza nella fede che è in Cristo Gesù.”

L’ambiguità riguarda la seconda sezione. La parola greca “donna” può anche significate “moglie” (come in francese o in tedesco oggi). Quindi ci sono due ipotesi riguardo questa sezione:

  1. Paolo parla di diaconesse, cioè di donne con un incarico ufficiale. Quindi il senso sarebbe “allo stesso modo le donne diaconesse…”, oppure
  2. Paolo parla delle mogli dei diaconi (maschi). Quindi il senso sarebbe “allo stesso modo le mogli dei diaconi…”

La questione del diaconato femminile dipende da quale delle due ipotesi sia quella giusta. Se nella seconda sezione Paolo parla di diaconesse, la questione è risolta: le donne possono essere “diakonos”. Se parla delle mogli dei diaconi non ci sono argomenti validi a favore del diaconato femminile visto che nel v.13 dice che i diaconi devono avere una moglie, e sono quindi maschi.

Ci sono argomenti seri a favore di entrambe le ipotesi:

Argomenti a favore dell’ipotesi “diaconesse”:

  1. La parola greca tradotta “allo stesso modo” è usata nel versetto 8 per introdurre l’incarico dei diaconi. Pertanto il suo uso nel v.11 indica una nuova categoria di incarico, le diaconesse.
  2. Le qualità richieste nel v.11 sono simile a quelle richieste per i diaconi quindi si parla di un incarico simile.
  3. Il v.11 si riferisce alle mogli dei diaconi, perché non ci sono esigenze simile per le mogli degli anziani?
  4. Se Paolo intendeva parlare delle mogli dei diaconi perché non ha usato il possessivo “le loro mogli”? Perché dice semplicemente “le donne/ mogli”?

Argomenti a favore dell’ipotesi “moglie”:

  1. Se Paolo parlava di diaconesse perché parla di “donne” e non usa invece il termine specifico all’incarico?
  2. La lista delle qualità richieste in v.11 è molto più corta di quella per i diaconi, troppo corta infatti.
  3. C’è già un incarico specifico per le donne che Paolo descrive in dettaglio in 5.9-16. È interessante notare che le vedove che svolgono questo incarico devono essere “moglie di un solo marito” (5.9). Paolo esprime la stessa esigenza per gli anziani ed diaconi.
  4. Parlare delle moglie dei diaconi ha senso nel filo logico del testo: Paolo parla dei diaconi, delle loro mogli e della loro vita di coppia e di famiglia.
  5. Per la natura stessa dell’incarico, le mogli dei diaconi sarebbero necessariamente coinvolte nell’attività del marito ed era quindi particolarmente necessario che le loro mogli fossero sobrie e non maldicenti.

Ci sono opinioni diverse sul merito di ognuno di questi argomenti. Per quanto mi riguarda, mi sembra che l’ipotesi “diaconessa” sia molto meno convincente. Alla domanda perché Paolo non dice niente delle mogli degli anziani si può rispondere che essi hanno un ruolo diverso (predicazione ed insegnamento) nel quale le loro mogli non sono coinvolte mentre i diaconi possono o devono esercitare il proprio incarico con l’aiuto delle loro mogli quindi devono avere una moglie con certe qualità. La parola “allo stesso modo” non mi sembra affatto decisivo. L’unica obiezione alla quale è più difficile rispondere è l’assenza del possessivo “loro” ma ci possono essere motivi ai quali non pensiamo e, in ogni caso, mi sembra tutt’altro che decisivo.

Alla luce del dato biblico a nostra disposizione, ritengo che non sia saggio nominare diaconesse nelle nostre chiese perché la legittimità di tale incarico è tutt’altro che fuori dubbio. La chiesa è il centro del piano di redenzione di Dio ed è la cosa più preziosa che ci sia. Pertanto dobbiamo attenerci alle chiare istruzioni della Parola per tutto ciò che riguarda la vita della chiesa, particolarmente per quanto riguarda l’incarico delle persone che la servono ufficialmente. Numerosi uomini e donne servono (si potrebbe dire “diakonano”) nella chiesa senza avere un incarico ufficiale ma mi sembra che secondo la logica di ciò che Paolo insegna nelle sue lettere, gli incarichi ufficiali debbano essere riservati agli uomini.

 

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